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RIYOKO IKEDA, UN'ICONA DEL MONDO DEI FUMETTI
A cura di Elena Romanello

 

La generazione cresciuta tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta ha avuto come riferimento assoluto in quanto ad immaginario gli anime giapponesi, ed uno dei più amati, con fan ormai quarantenni a volte con prole al seguito, è Lady Oscar, tratto dal manga Le rose di Versailles di Riyoko Ikeda, una delle più celebri autrici di fumetti in assoluto, ospite quest'anno del festival letterario di Collisioni a Novello, in provincia di Cuneo.
Riyoko Ikeda è autrice anche di altri manga a sfondo storico, come Eroica e La finestra di Orfeo, e di Caro Fratello, cronaca scolastica che tratta argomenti scottanti come il bullismo e l'omosessualità femminile. La sua venuta a Collisioni è stata supportata dal fan club di Lady Oscar, che dedica l'evento a Caterina Cantone, fondatrice del club, morta prematuramente l'anno scorso.
Ikeda Riyoko con le attrici del Takarazuka della piece teatrale ispirata all'anime Lady Oscar
Cosa prova di fronte al successo di Lady Oscar, che non è mai venuto meno?
"Non mi aspettavo di vedere tutte queste persone amare le mie opere, tutti questi anni, dal figlio della famiglia che gestisce l'albergo dove pernotto che era emozionatissimo di incontrare "Lady Oscar" a tutti i fan a cui ho firmato l'autografo. Non posso fare a meno di ringraziarvi tutti."

Come nacque l'idea di Oscar?
"Ho sempre amato la storia, mi era piaciuta molto la biografia di Maria Antonietta di Stephen Zweig e proposi l'idea al mio editorie, che era un po' spaventato perché il target degli shojo manga (fumetti per ragazze) negli anni Settanta era formato da ragazzine dai 10 ai 14 anni. Ero anche interessata a fare una cosa nuova per parlare del ruolo crescente della donna nella società: allora il fatto che le donne uscissero di casa e andassero a lavorare era discusso principalmente da uomini, il Giappone era ed è ancora un Paese profondamente maschilista. Volevo far vedere come una donna come Oscar affrontava una società fatta a misura d'uomo".

La condizione della donna nella società è un argomento che le sta molto a cuore?
"Uno dei miei momenti preferiti è quando Oscar chiede a suo padre che se l'avesse cresciuta come una donna normale lei avrebbe finito per non studiare, per sposarsi a quattordici anni ed avere tanti figli, e allora lo ringrazia per aver fatto di lei quello che è, perché ha potuto vivere una vita interessante e piena, anche se tragica. A quei tempi, e non solo allora, se una donna voleva vivere una vita non sottomessa ma libera doveva per forza travestirsi da uomo".

In Lady Oscar c'è anche il tema del travestitismo, alla base di un fenomeno sociale giapponese come il corpo teatrale Takarazuka, che nel 1989 fu elogiato dai critici francesi per aver celebrato a Parigi il bicentenario della Rivoluzione francese con il loro celeberrrimo spettacolo su Lady Oscar. Nel corso della storia ci sono state tante donne che hanno preso abiti maschili, dalla Papessa Giovanna, personaggio scomodo ancora oggi, a Catalina de Erauso, protagonista della conquista del Perù. Le interessava il tema già prima di Oscar?
"No, quando feci Oscar non mi interessava il discorso del travestitismo, lo misi perché era funzionale alla storia narrata. Ho iniziato dopo ad interessarmi a questo, scoprendo tra le altre cose che Giovanna D'Arco fu condannata al rogo solo perché si vestiva da uomo. Furono molte le donne che hanno preso abiti maschili per lottare, vivere, mantenersi, studiare. Per creare Oscar mi era riallacciata al tema dell'androginia presente nell'antica Grecia".

Negli ultimi anni ha iniziato una nuova carriera, come soprano. Come mai questa scelta?
"Avevo da sempre questo sogno, e tra gli effetti positivi dell'allungamento della vita fa sì che ci sia più tempo per riprendere in mano sogni sopiti e provare a realizzarli: ho anche scritto un libro sulla vita che ricomincia dopo i quarant'anni, un libro che è molto piaciuto".

Cosa pensa degli shojo manga di oggi, molto realistici e poco romantici?
"Riflettono l'epoca contemporanea, molto , mi sento impotente di fronte a novità come Internet e l'avvento dell'elettronica, per non parlare di un servizio sulle adolescenti che ho visto in televisione qualche tempo fa: io e le mie coetanee volevamo lavorare e renderci indipendenti, le ragazzine di oggi vogliono fare le casalinghe!"

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