Dopo la parentesi con i film di animazione di Arthur, Luc Besson sembrerebbe volersi rivolgere di nuovo agli adulti, ma senza dimenticare i ragazzi con Miss Adèle e l'enigma dei faraoni , ispirata al grande successo del fumetto d'oltralpe di Jacques Tardi, edito nel nostro Paese da Rizzoli Lizard con abbastanza consensi, anche se non al livello della Francia.
Tra Indiana Jones e Belfagor, tra una Lara Croft in stile Belle Epoque (l'azione si svolge nel 1912, alla vigilia della Grande Guerra) e una Nikita ante litteram (con una scena all'inizio che rievoca appunto l'eroina di vent'anni fa durante una delle sue missioni), tra Jules Verne e Steven Spielberg, Luc Besson realizza un film divertente e piacevole, con forse però un solo grosso difetto: risulta troppo infantile e scontato per un pubblico di adulti, ma per contro è troppo raffinato e colto per i ragazzini di oggi, abituati agli effetti speciali fini a loro stessi, magari con l'ausilio del 3D, ma non agli approfondimenti storici e naturalistici. Detto questo il film si fa vedere e può essere un'alternativa a ottimi film d'autore ma non proprio leggeri come le ultime proposte di Avati e Ivory, e a film per bambini in 3D con poco costrutto, se non altro per passare un paio d'ore leggere, e scoprire una nuova eroina, stavolta made in France, tra mummie che tornano in vita e pterodattili che scorrazzano su Parigi e si affezionano poi al cagnolino del presidente.
D'accordo, Adèle non è il massimo della simpatia, anzi a tratti è davvero poco sopportabile senza avere per contro il comportamento scanzonato di Indiana Jones a fare da contraltare, non è eroica come Lady Oscar, non è tormentata come Nikita e non è bellissima come Angelica la marchesa degli angeli, ma una volta che si capisce la sua personalità di giornalista appassionata di enigmi che gira il mondo, unica donna in una società di uomini dove le altre donne sono ballerine di can can o fanciulle che al massimo giocano a tennis, la sua storia appassiona.
Dalla sua il film ha un'impeccabile ricostruzione d'epoca, non solo ottenuta con l'ausilio della computer graphic (presente ma non debordante come in tanti, troppi film a stelle e strisce), ma anche con una cura del particolare, dei costumi e degli ambienti, dalle piazze di Parigi degli strilloni ai palazzi del potere, dalle carceri agli appartamenti medio borghesi pieni di piccoli gioielli che oggi fanno la gioia dei collezionisti d'antiquariato. Simpatiche le macchiette di diversi personaggi, dallo scienziato Menard che sa dialogare con i morti al commissario stile Closeau con la pancetta, anzi per certi aspetti le scene più divertenti sono affidate proprio a loro, rievocando i film anni Sessanta di Bourvil e Louis de Funes, mentre a tratti la voce del narratore riecheggia il mondo di Amèlie Poulain, forse l'ultimo successo popolare internazionale del cinema francese.
La protagonista, interpretata da Louise Bourgoin, a metà strada tra Marlene Jobert e Eva Green, madre e figlia, ha sfrontatezza, fascino e stile, e non è facile preconizzarle una buona carriera, a patto che non resti imprigionata nel personaggio di Adèle. Sì, perché il finale della storia, in cui vengono lanciati tanti spunti, da un amore possibile alla presenza della sorella ad una nemesi per la protagonista con un cattivo che ricorda tanto l'antagonista di Indiana Jones ne I predatori dell'arca perduta, è aperto e preannuncia nuovi sviluppi, che magari al cinema anticiperanno quelli che ci sono su fumetto.
Peccato che Besson non abbia voluto osare, creando qualcosa di più decisamente adulto e meno da ragazzi: Miss Adèle e l'enigma del faraone avrebbe potuto essere molto meglio così. Ma per ora accontentiamoci, in attesa di nuovi sviluppi.