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ENOCH IN CAMPO...
A cura di Angelo Frascella

 

Non vi spaventate: Luca non ha deciso di darsi al gioco del calcio (e tanto meno di fondare un partito). Semplicemente l’associazione bolognese Campo in questi giorni ha ospitato una mostra delle tavole dell’ultimo numero di Gea. Vi erano esposte le tavola dopo le chine e le stesse tavole finite (con l’aggiunta dei retini e del lettering). Sabato poi Enoch ha chiuso la mostra. Doveva essere una conferenza, inEnoch in campo realtà è stato un dialogo aperto con il pubblico che, nonostante la famigerata “crisi del fumetto” aveva riempito la sala.
Tante le domande su Gea, sul suo futuro, sul suo lavoro. Provo a sintetizzare qui le risposte.

Partiamo da Gea.
Si è parlato della sua unicità come personaggio Bonelli: un personaggio che cresce da ragazzina quasi asessuata a donna quasi fatta, sempre a disagio in quello che il suo ruolo di “eroina”, ma con meno certezze di un tempo. Si è discusso della serie divisa in due parti: una fatta di episodi auto-conclusivi (in cui i pezzi vengono messi sulla scacchiera) e l’altra in cui si svolge la partita fra i bianchi e i neri, i buoni e i cattivi. Uno scontro apparentemente manicheo, con i cattivi brutti, spaventosi e con tanto di corna, ma a ben guardare anche fra di loro vi sono i fanatici e  quelli più pacati (che vogliono dominare gli uomini senza distruggerli!) e anche essi hanno le loro ragioni, per quanto per noi rimangano dei nemici. Non insomma i classici “cattivi che vogliono dominare il mondo”.

Qualcuno chiede “ma come mai hai scelto per la risostruzione del mondo la “monarchia poliandrica”?. Enoch dice che non è affatto una scelta, semplicemente una “battuta etilica” di Gea, che non avrà nessun seguito nella storia.

A ben guardare anche gli altri personaggi su evolvono: Amhed, che da uomo giusto e retto, diventa una leader sanguinario pur conservando la sua rettitudine, e Didley. Quest’ultimo nasce come contrappunto comico di Gea, ispirato ad un personaggio di “Sospesi nel Tempo” (di Peter Jackson). La sua evoluzione non era però prevista all’inizio, ma è venuta naturale con lo svolgersi della saga. E visto che si parla di ispirazioni, Gea è fisicamente ispirata ad una persona che realmente Enoch conosceva vent’anni fa e vestiva di nero con gli occhiali da sole e la sua prima incarnazione la possiamo vedere già in Spayliz (se avete comprato la ristampa date un’occhiata a pagina 188).

La tecnica dei disegni di Gea.
Al centro della mostra dicevo vi sono i disegni a china. Lo stile che Luca ha scelto è “quasi universale”. Può essere arricchito con i retini, ma sarebbe adatto anche alla colorazione, ad una resinatura con grigi meno scuri o addirittura, riempiendo i neri, alla pubblicazione così com’è. Gli originali poi vengono passati allo scanner, retinati col computer, ristampati per il lettering e poi ripassati allo scanner per essere inviati in tipografia. Qualcuno prova a chiedere “ma non si spende un sacco con tutti questi passaggi?”. La risposta è che, se il lettering fosse fatto al computer si potrebbe saltare la stampa e la riscannerizzazione delle tavole. Si risparmierebbe, ma per tradizione in Bonelli il lettering va fatto a mano.

Il punto di pareggio di Gea
Viene naturale chiedere quale sia, dopo il precedente intervento. Ebbene, è impossibile sapere il punto di pareggio di una singola serie Bonelli, per il semplice fatto che tutte le spese e i ricavi di tutte le serie vanno a finire in un unico calderone da cui poi è impossibile scorporare questo dato.
Inverno di guerra - Gea
La crisi del fumetto
In qualunque incontro con un autore di fumetto arriva il fatidico momento in cui viene posta la domanda se il fumetto sia in crisi. Enoch dice che se ne parla da quando lui è entrato nel mondo del fumetto. E’ difficile dire se ci sia e in che misura. La cosa che è certa è impossibile capire in che direzione andare e anche la Bonelli procede a tentoni. Ora si prova con le miniserie, poi si tornerà forse ai personaggi “infiniti”. E poi chissà.

I romanzi a fumetti
Era bella l’idea delle graphic novels. Purtroppo è naufragata perché la Bonelli deve rimanere legata ai personaggi. Così la nuova collana durerà solo quattro numeri con cadenza semetrale: il primo, Dragonero di Enoch e Vietti, debutterà a marzo in edicola. La veste sarà di lusso, più simile a un prodotto da libreria che da edicola. Seguirà quello della Barbato. Il terzo sarà quello di Simeoni ed il quarto, ancora di Enoch in collaborazione questa volta con Accardi, sarà un noir stile Nikita.

Progetti per il futuro
Gea finirà col numero 18 o forse col 19. E poi? Bonelli gli ha proposto di fare una nuova serie semestrale. Ci sta pensando. Certo ha iniziato a trent’anni Gea con entusiasmo per la nuova esperienza ed ora lo sta chiudendo a quasi quarant’anni. Ogni numero gli costa cinque mesi intensi di lavoro per disegni (perché lui è abbastanza veloce). L’idea di ricominciare una nuova serie e finirla a cinquant’anni un po’ lo spaventa. In ogni caso se dovesse decidere di accettare non avrà nulla a che fare con Gea (niente storie degli altri baluardi insomma): ha voglia di cambiare genere.

L’incontro finisce. C’è ancora il tempo per qualche altro disegno (già ne aveva fatti prima di iniziare a parlare). Riesco quasi a farmi fare una Legs: sarebbe l’ultimo prima di scappare a prendere il treno. Una bimba si avvicina gli porge un foglio. Su di esso è rappresentato un coniglietto col papillon. “Con una mia amica abbiamo inventato questo personaggio. Potresti disegnarlo tu?”. Enoch mi guarda, sorride e si scusa : “Mi dispiace, ma l’ultimo disegno sarà per lei.”. Non fa niente. Legs mi perdonerà: anche lei si sarebbe intenerita.

Qui sotto vediamo un dettaglio di una delle tavole in mostra (pag.32), prima e dopo l'aggiunta dei retini.

Tavola Enoch - Gea

Tavola Enoch - Gea

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