Dopo otto stagioni, un record per una serie al femminile, anche Charmed, da noi Streghe, è arrivato al capolinea e anche le sorelle Halliwell si sono congedate dai loro appassionati, dopo averci tenuto compagnia con incantesimi, magie, battaglie demoniache, amori, bambini e mille altre cose.
Nell’ormai quasi lontano 1998 il produttore Aaron Spelling, da sempre interessato più al genere brillante che non al genere fantastico, aveva accolto comunque con entusiasmo la proposta della sceneggiatrice Costance M. Burge di inserire una serie di questo tipo tra le sue creazioni, sull’onda dell’indubbio interesse per paranormale e dintorni destato da telefilm come X-Files e Buffy, con cui Streghe ha condiviso lo stesso canale di programmazione negli Stati Uniti.
Streghe mette insieme una serie di elementi di indubbio interesse, con risultati abbastanza discontinui: non a caso molti appassionati di telefilm lo considerano un prodotto minore rispetto al più coraggioso e meno politically correct Buffy, mentre altri si sono persi per strada per alcuni stravolgimenti narrativi ben più gravi di quelli peraltro contestatissimi che c’erano stati in X-Files. Detto questo, è una serie che possiede molti meriti e che merita, soprattutto nelle prime stagioni, una visione di insieme su contenuti e tematiche.

Il punto di partenza della vicenda è quello di unire tre sorelle diversissime tra loro come indole e progetti di vita (Prue è una donna in carriera che è single per scelta, Piper ama lavorare ma vuole avere una famiglia sopra ogni altra cosa, Phoebe sta cercando la sua strada tra disagi di vario genere) e farle diventare streghe per eredità di famiglia. Tutte le donne della famiglia Halliwell, dai secoli bui dell’Inquisizione ad una San Francisco sfavillante di colori e modernità, hanno poteri magici, che devono usare a fin di bene, e andando d’accordo tra di loro.
Le tre giovani donne si trovano a dover dimenticare attriti e diversità per riuscire a combattere il male, rappresentato da una serie di demoni e affini che man mano cercano di conquistare il mondo e distruggere quello che c’è di buono nelle vite degli esseri umani.
Anche se il canovaccio può sembrare semplice e scontato, uno dei grossi meriti di Streghe è di aver portato l’interesse sul movimento della Wicca e sulla magia al femminile, sia pure in maniera da un lato spettacolare e dall’altro superficiale. Il tema di fondo di una comunità magica al femminile non può non piacere a chi si interessa di spiritualità femminista, anche se ovviamente va poi approfondito altrove in maniera più seria e meno fiabesca. A differenza della famosa strega che le ha precedute, la Samantha di Vita da strega, che soffocava la sua magia sotto una patina di vita da casalinga che rivista a distanza di anni mostra tutto il suo disagio sotterraneo, le sorelle Halliwell non devono rinunciare ai loro poteri, anzi devono usarli per il bene, ma non devono rivelarsi al mondo pena perdere loro stesse.
Nel corso delle stagioni le ragazze magiche hanno incontrato nelle loro avventure personaggi ispirati alle fiabe classiche (sirene, lepricani, fate…) e al folklore, hanno combattuto contro le forze del male tra una citazione e l’altra di romanzi, telefilm e cinema (di tutto, da X-Files a Lady Hawke, da Harry Potter a L’anello del reno di Wagner) con risultati non sempre felici ma che hanno avuto il merito di aprire uno sguardo sull’immaginario collettivo e la fantasia e stimolare i neofiti ad informarsi di più su un settore in crescita esponenziale come interesse nel mondo.
La saga di Streghe è anche sopravvissuta alla defezione di una delle sue interpreti principali, la deliziosa ma terribile Shannen Doherty, già transfuga per motivi caratteriali dal serial Beverly Hills 90210. Dalla quarta stagione in poi è stata introdotta accanto alle veterane Holly Marie Combs (Piper) e Alyssa Milano (Phoebe) Rose Mac Gowan, nella parte di Paige, frutto di un amore impossibile tra la defunta mamma delle sorelle Halliwell e il suo Angelo Bianco (entità che veglia sulle streghe al servizio delle forze del bene). L’espediente è stato un po’ forzato, molti fan di Prue non hanno accettato bene la nuova venuta (senza però fare il can can vergognoso e detrattore di alcune fan di David Duchovny quando in X-Files fu sostituito da Robert Patrick!) che recita un ruolo non ben distinto come quello di Prue, a metà strada tra strega e angelo, con trascorsi di lavoro come assistente sociale di aiuto agli altri.

Si è voluta lasciare anche una porta aperta per ulteriori evoluzioni della serie con il personaggio di Billie, giovanissima e strega che diventa la protetta delle sorelle durante l’ultima stagione.
I personaggi maschili, per forza di sostegno in una saga al femminile, hanno comunque raccolto consensi, soprattutto due di loro, il cui destino si è incrociato con le sorelle Halliwell a varie riprese.
Leo, l’Angelo Bianco delle sorelle Halliwell, morto come uomo durante la seconda guerra mondiale, diventa l’amore della vita di Piper, anche se sulla loro strada incontrano non poche difficoltà, e per colpa dei demoni e per colpa dei superiori di Leo che hanno vietato certi rapporti. Fino alla fine la storia tra loro due si sviluppa, lasciando aperte man mano nuove possibilità e speranze, all’insegna del detto che un amore se è tormentato rende sempre bene nella fiction.
Amore ancora più tormentato è quello che unisce Phoebe, la sorellina più piccola che poi si realizzerà laureandosi e diventando giornalista (sogno impossibile per molte fan della serie!) a Cole, affascinante avvocato in realtà demone che deve annientare il trio di streghe. La storia tra i due, dopo un momento di gran romanticismo, finirà male per la scelta dell’attore Julian Mac Mahon (il dottor Troy del celebre serial Nip/Tuck) di lasciare la serie, e non sarà più rimpiazzata degnamente da altre altrettanto romantiche e coinvolgenti.
Nel bene e nel male, Streghe ha parlato di fiabe e fantasia, d’amore e di legami familiari, ha avuto toni da commedia e epici, ha alzato il velo sul culto della Dea, sulla Wicca e il simbolismo ad esse legato (il simbolo che compare sulla copertina de Il Libro delle Ombre è diventato un oggetto di culto come bigiotteria per molte appassionate). Forse non è una di quelle serie che fanno davvero la storia della televisione, ma resta un prodotto piacevole di intrattenimento e d’evasione, una porta aperta su un mondo eterno di fantasia forse già visto in buona parte ma che affascina sempre.
