Same sex, other city: con questo slogan (stesso sesso, altra città) la rete televisiva statunitense HBO lanciava nel 2004 la serie The L word. Il richiamo era a Sex and the city, altra storia al femminile ambientata a New York, ma il fatto che l'azione qui si svolga a Los Angeles, nel quartiere di West Hollywood, non è l'unico elemento di diversità tra le due serie.
The L word, conclusosi dopo sei anni e 70 episodi nel 2009 (gli episodi dell'ultima stagione ancora inediti in Italia) tratta infatti la vita e le vicende di un gruppo di donne praticamente tutte omosessuali, mettendo per la prima volta al centro di un telefilm un argomento come il lesbismo, che fino a quel momento appariva in altre serie o come subtext ad uso dei fan (Xena) o coinvolgente personaggi di contorno (Buffy con Willow e Tara).
Certo, si può trovare da ridire su The L word per le atmosfere patinate (comuni d'altro canto a molti altri serial statunitensi), per la scelta glamour di belle protagoniste le cui scene di sesso e d'amore possono interessare non solo alle donne gay, ma obiettivamente in The L word si parla per la prima volta di tematiche e problematiche omosessuali al femminile apertamente, in un contesto realistico, perché ci si muove tra ville e feste, ma c'è anche chi ha problemi ad arrivare a fine mese, come la parrucchiera Shane, c'è chi ha problemi a rivelarsi in famiglia o sul lavoro, e bisogna fare i conti con l'abbandono e la solitudine.
Il tutto parte con l'arrivo a Los Angeles di Jenny, aspirante scrittrice che va a vivere con il fidanzato, ma che, incontrando il gruppo di amiche gay, scoprirà su sé stessa qualcosa che era sempre rimasto nascosto. Jenny, prima vittima e poi carnefice per i problemi che crea ad altri personaggi, rappresenta una sfaccettatura possibile dell'omosessualità, quando ci si scopre tali in età adulta, dopo aver vissuto per anni come etero per i condizionamenti culturali di una società in cui questa è la norma.
Ma in The L word trovano spazio altri modi di essere gay al femminile: il desiderio di coppia stabile di Bette e Tina, la maternità lesbica, le difficoltà in famiglia e nelle proprie attività, come succede alla sportiva Dana e alla transgender Moira, l'intellettuale grillo parlante della situazione Alice, la sciupafemmine in cerca del grande amore Shane, la soldatessa che non può rivelarsi Tasha, la portatrice di handicap Jody che vuole vivere liberamente anche la propria omosessualità, la miliardaria Helena che per dissidi familiari si trova a dover ridimensionare il proprio stile di vita, la professoressa Phillys Roll che perde la testa per una donna in età ormai matura dopo aver fatto la moglie e la madre etero per tutta la vita.
Le protagoniste di The L word creano tra di loro una sorta di sorellanza in comune, non sono una lobby ma persone con modi simili di vedere la vita, concepire gli affetti e relazionarsi, e se l'altro non è sempre ostile, non sono pochi i problemi e i drammi da affrontare, in maniera realistica e non patetica, senza scene madri e senza ravvedimenti verso l'eterosessualità.
Quello che si respira in definitiva in questa serie, creata da autrici dichiaratamente gay come Ilene Chaiken, Michele Abbot e Kathy Greenberg, è la normalità per la condizione omosessuale: certo, non mancheranno i problemi, certo, i drammi ci saranno lo stesso, ma riconoscere se stesse come tali, anche con quell'aspetto, oltre ai propri singoli pregi e difetti come persone, è importante. E gli intrecci di amori, invidie e traversie delle protagoniste di The L word comunque appassionano gli spettatori e, se in Sex and the city dietro ad un'apparente spregiudicatezza si assisteva ad un richiamo ai valori di ricerca dell'amore eterno rigorosamente uomo, qui si aprono scenari per altre possibilità di vita, in cui le donne vivono tra di loro, in cui ci si scopre omosessuali o lo si è da sempre, in cui si può amare, stare insieme ad un'altra persona e anche diventare madre.
Ci sono e saranno altre storie gay al femminile in diverse serie in onda, come Desperate Housewives, dove Katharine Mayfair cercherà consolazione nell'amore saffico, o in Bones, dove Angela Montenegro cerca nuove strade per la propria irrequietezza sentimentale: ma The L word ha rotto un tabù, e si spera in nuove serie di questo tenore, anche se non cloni.

Vignetta di Fred Dalla Rosa - da www.serialtv.it