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Botta e risposta con PAOLA BARBATO
A cura di YattaaaStaff



Paola Barbato ritratta da Luigi Piccatto Ciao Paola, e benvenuta su Yattaaa! È la prima volta che ci fai visita e ne siamo molto felici! Grazie, quindi per la tua disponibilità. Sei una scrittrice che passa con discreta facilità dalle sceneggiature di fumetti seriali, ai romanzi, fino ad arrivare recentemente alle sceneggiature di episodi televisivi e - tra qualche mese - di "romanzi a fumetti"… qui ci sarà tanto da chiacchierare!
Cominciamo con i fumetti… Dylan Dog è sempre pieno di donne ed è una delle poche testate Bonelli ad avere una donna alla "direzione artistica", anche se nei post di Yattaaa non compare spesso. Vediamo se possiamo solleticare la curiosità dei nostri amici! La tua è una rivisitazione del personaggio di Dylan Dog (dici sempre di essere "la sua signorina Rottermaier"): oggi sarebbe difficile per chiunque mettere mano a questo importante personaggio. Cosa pensi dell'opportunità avuta?


Una delle -poche- fortune della mia vita. E tutto grazie a Mauro Marcheselli. Praticamente mi sto convincendo che senza di lui non esisterei.

Come autore donna, hai cercato delle strade che magari i tuoi colleghi uomini non avevano ancora percorso?

La scrittura non ha sesso. Essere donna o uomo non cambia l'approccio a un personaggio. O almeno a me non succede.

Pensi che oggi manchi qualcosa a questo personaggio?

Naturalmente. Un personaggio perfetto sarebbe noiosissimo. Invece lui sa essere stimolante come pochi. Forse addirittura Dylan ha accumulato troppo di sé e non riesce a liberarsi dei propri trascorsi.

Groucho by iuseppe Di Bernardo

In cosa è cambiato, migliorato, addirittura maturato?

Si è solo evoluto, come è nomale che sia. Scritto da persone diverse, lungo l'arco di diversi anni, in un mondo che cambia. C'è chi l'avrebbe preferito immutabile. Io penso sia stato onesto verso di lui lasciare che la sua natura si adeguasse a chi lo scriveva.

Secondo te, quali sono le potenzialità ancora inespresse di questo personaggio?

Dylan è umano. E l'essere umano ha tante e tali sfaccettature che Dylan può tirar fuori ancora molti assi dalla manica.

Groucho e Xabaras sono diventati degli elementi fondamentali nelle tue storie.
Di Groucho hai detto: "un personaggio come Groucho che non ha un nome e un volto, del cui passato non sappiamo nulla, ha un potenziale drammatico altissimo che spesso non viene sfruttato a sufficienza". Chi è realmente Groucho oltre la sua maschera? Possiamo aspettarci qualche rivelazione in futuro?


Non da me. E se me lo chiedo io per prima, chi sia…

Per Xabaras invece quali sono i tuoi progetti? Nella storia doppia per il ventennale, sembrerebbe che l'unico sconvolgimento sia rappresentato dalla cancellazione del "nuovo" Xabaras per un ritorno al passato. E' così? Xabaras smetterà di essere un personaggio portante per tornare nell'oblio?

Non dipende certo da me…

Ventennale di Dylan Dog …alla fine anche la Rottermaier sì è addolcita con Heidi: diverrai prima o poi anche tu più buona con Dylan?

Non sono mai stata cattiva. Solo severa.

La tua nuova proposta per la Sergio Bonelli Editore ruota attorno alla fantascienza: quanto è diversa la tua fantascienza dall'horror di Dylan Dog? L'idea è nuova anche per te o la meditavi da qualche tempo? Cosa ci puoi raccontare del progetto (argomento, trama, personaggi, creatore grafico, collaboratori... la squadra, insomma)?

Non posso dire niente. L'idea è venuta a me e a Stefano Casini durante una cena di circa cinque anni fa. Non pensavamo che un giorno l'avremmo realizzata. Non è fantascienza convenzionale, è un percorso umano in un contesto futuristico. Per il resto ho la bocca cucita.

Come avevamo detto all'inizio, i fumetti non sono l'unico medium in cui ti cimenti. Non è ancora scemato l'interesse per Bilico che ecco che esce il tuo "numero due", Mani nude: la prova (se c'era qualcuno che la cercava) che il primo non è stata "fortuna del principiante". Cosa succede quando vesti i panni della sceneggiatrice e cosa quando quella della scrittrice di romanzi... c'è differenza? Sono due processi creativi simili oppure esistono delle differenze fondamentali?

La sola cosa che li accomuna è il computer. Scrivere fumetti è rigore, metodo, attenzione estrema, è un lavoro certosino, da cecchini, di bilanciamento, di misura. Molto difficile se si vuole farlo bene. Ed è sia di testa che di pancia, quindi a volte può essere anche doloroso quando la fantasia scalpita. Scrivere invece è lasciare che la storia esca da sé. Per me non è faticoso, è come se mi liberassi ogni volta di un'enorme anaconda che albergava appollaiata sul mio intestino. Una bella anaconda, sia chiaro. Copertina di

Difficile amare Giuditta Licari, la protagonista di Bilico. Difficile provare empatia nei suoi confronti. Anche perchè, quando stiamo quasi per convincerci della sua umanità, lei ci allontana de sé nel modo più violento. Quanto c'è di Paola in Giuditta?

Molto. Come c'è molto di me in ogni personaggio, nessuno escluso.

L'hai costruita, come dice Evangelisti del suo Eymerich, lavorando sul tuo lato oscuro?

Non ho lati oscuri. Sono io e basta. Questa cosa delle luci e delle ombre è un simpatico alibi. Si è quel che si è. La differenza sta nell'accettarlo o meno.

E in questo caso, ti è servito per portarvi un po' di luce, come una sorta di Dottor Jeckill da imprigionare fra le pagine e mandare via da sé?

Nemmeno per sogno, me la tengo stretta. Lei è onesta con sé stessa. Vi pare poco?

Difficile invece non amare Miglio. Noi abbiamo sofferto molto per ciò che gli accade e per il modo in cui viene trattato (non diciamo altro per chi non avesse letto il romanzo). Quanto è stato difficile per te scrivere le pagine finali del romanzo?

Facilissimo. Io inizio sempre le mie storie dal finale.

Cosa dobbiamo aspettarci da Mani nude? Abbiamo letto nella breve intervista sul sito 24sette che il personaggio principale è "una metafora dell'innocenza"… anche in Bilico metti "sotto torchio" l'innocenza dell'animo: è evidente che tu tenga molto a questo tema, ci riassumi la "filosofia Barbato sull'innocenza"?

Non ne ho una. Non credo che gli esseri umani siano capaci di innocenza, se non da lattanti. La purezza non è della nostra razza. Qualcosa di ciascuno, però, può rimanere incontaminato. Il rigore, l'onestà, la fede in qualcosa, la fedeltà verso qualcuno. Ciò che riusciamo a mantenere pulito come era in origine può essere sufficiente a fare di noi una persona degna.

Adesso abbandoniamo la carta per arrivare all'ultimo (per ora!) medium da te toccato: il serial televisivo. Ancora una volta, come per il passaggio dal fumetto al romanzo, ci descriveresti come cambia il lavoro di sceneggiatore quando, invece che aver a che fare con dei personaggi disegnati, ha delle "persone in carne ed ossa" che recitano i suoi dialoghi?

Non c'è in realtà molta differenza. E' difficile non stabilire i movimenti di regia, non descrivere nel dettaglio le espressioni, i toni. Per moltissimi versi è più semplice che scrivere fumetti, perché il lavoro è molto più suddiviso. Regista e attori, per esempio, interpreteranno il tuo scritto ma a modo loro. La sceneggiatura è una struttura, una base. Ma sopra di essa c'è ancora parecchio da costruire.

In Bilico giochi spesso con i luoghi comuni dei thiller portando il lettore lontano dai percorsi già battuti; si sente spesso dire che la fiction italiana è infarcita di luoghi comuni e di buonismo (alcuni dicono che questo sia dovuto ai dirigenti delle reti televisive che vogliono "prodotti per famiglie" e storie che "le casalinghe possano guardare mentre stirano"). Ti sei imbattuta in simili problemi per la Fiction su Sky o hai avuto mano libera?

Qualcuno, ma non tanto per la creazione di un prodotto per famiglie, quanto perché i committenti della fiction avevano idee precise su quanto volevano e non potevo prescindere da queste.

Insomma ci possiamo aspettare qualcosa di duro come Bilico o degli episodi per famiglie?

Una via di mezzo.

Paola Barbato. Autoritratto Hai imparato qualcosa di nuovo da questa esperienza?

Che scrivere sceneggiature per fumetti è maledettamente difficile.

Hai intenzione di ripeterti, come per i romanzi, o questa sarà la tua unica incursione fuori dalla carta stampata?

Non dipende da me. Sono molto curiosa, se mi viene offerto un progetto interessante non dico di no, se posso accettarlo.

Beh, direi che ti abbiamo tediato abbastanza con le nostre domande… ne restano più quattro:
1. Ne avevamo già accennato parlando di Giuditta Licari ma adesso vediamo in generale… quanto c'è di Paola Barbato in quello che scrivi?


Tutto, assolutamente. E' qualcosa che viene da me, da qualche parte di me. Anche un ricordo o una frase acquisita o un modo di camminare rubato vengono filtrati dalla mia mente, quindi tutto. Tutto, ecco.

2. Quanto influisce la tua vita privata sulla tua produzione?

Direi zero. Le due cose quasi non si toccano. Qualche volta attingo da vicende mie per trarre ispirazione per qualche atmosfera o personaggio, ma fa parte del naturale assorbimento del mondo fuori da noi che ogni scrittore, volente o nolente, effettua per alimentare il mondo "altro", quello di dentro.

3. Cosa pensi sia cambiato nel tuo modo di scrivere e nel tuo rapporto con la scrittura dopo la nascita della tua bambina?

Niente.

4. Cosa ci riservi per i prossimi anni? Fumetti? Romanzi? Tv? …e Cinema no? ^__^"

Tutto quello che mi lasceranno fare.

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