LORENZO CALZA RISPONDE!
A cura di Daniela Zeta, Martina Galea
e Federico Castagnola
Ciao Lorenzo. Ci puoi raccontare come sei arrivato
a lavorare con Giancarlo Berardi?
LC - Innanzitutto, prendendo contatto con lui e conoscendolo. Nel
Novanta, con l'associazione piacentina "Il Senso delle Nuvole",
organizzai una conferenza su Ken Parker. Capitammo in un posto strano
e un po' tetro: il dopolavoro dell'arsenale di Piacenza. Ma, su quel
palco, si creò una particolare energia positiva. Gli spiriti
simili si trovano. E si ritrovano. Pur abitando in due città
diverse, per anni, Giancarlo e io ci siamo tenuti in contatto. Quel
tipo di contatto che crea legami profondi. Un giorno gli chiesi: "Che
ne dici se io
?". Lui rispose: "Si può fare.".
Com'è lavorare con un 'Mostro Sacro' come lui? E' stata
dura imparare uno stile così particolare come il suo?
LC - Il primo Ken Parker che sfogliai s'intitolava "Pellerossa".
Ero sdraiato sul letto di un ospedale, mi avevano appena tolto le tonsille.
A quindici anni disegnai un episodio intero di Ken, forse per conoscerlo
meglio.
Ero piccolo, quando vidi il sogno in cui Ken si incontra con Mandan.
Da grande, ho potuto coronare il mio piccolo sogno.
Lavorare con Giancarlo è un onore.
Apprendere questo stile di scrittura è stata dura, come immagino
lo sia stato per lui acquisire la tecnica dei suoi "mostri sacri".
Ogni crescita è uno sforzo. Comunque, devo ringraziare anche
Maurizio Mantero, per i preziosi consigli in materia di "regia".
Dopo oltre 75 numeri Julia inizia ad avere una solida storia alle
spalle. Come ti sembra che si sia evoluta la serie in questi anni?
LC - Mi pare che, con grande onestà, ci sforziamo di percorre
tutte le strade possibili all'interno del genere giallo-noir. Dai timbri
della commedia, a quelli più cupi della crime-story, con incursioni
nei sottogeneri più classici. Spesso shakerando il tutto anche
all'interno di uno stesso episodio. Posso assicurare che non è
facile mantenere un livello medio così alto, sia dal punto di
vista delle sceneggiature che dei disegni. Presto, vedrete una simpatica
novità all'interno della produzione "Juliesca". Ma
non vi anticipo nulla! ;-)
I personaggi principali sono rimasti sostanzialmente gli stessi
fin dal primo numero. Non credi che sia poco realistico continuare a
presentarli così sempre uguali?
LC - Non credo ci sia niente di più realistico. Ci si affeziona
alle persone che s'impara a conoscere bene. Le persone possono riservare
alcune sorprese, ma in genere mantengono un loro tratto caratteriale
preciso e omogeneo. E così vale per i personaggi. La familiarità
con la quale il pubblico segue la serie dimostra che una certa coerenza
narrativa premia. "Per Santa Brigida!", direbbe
Emily.

Nella tua scheda abbiamo visto che hai un passato
significativo nel campo musicale. Nella testata vengono spesso inserite
delle colonne sonore e abbiamo anche visto un Rap firmato da te. Credi
che si riesca effettivamente a creare una giusta atmosfera inserendo
questi temi musicali? E quanto è difficile trovare la canzone
giusta per ogni situazione?
LC - Maupassant insiste spesso sul concetto di musica come "aria
tradotta". È bello poter dare un senso e un colore al vento.
D'altronde, la musicalità è ciò che contraddistingue
un buon dialogo. E la storia deve avere un suo preciso ritmo. La musica
è quindi una componente fondamentale della narrazione e della
vita. Così come nella mia vita, in Julia non ho mai avuto difficoltà
a trovare la canzone giusta. Al massimo, me ne scrivo una ad hoc! ;-)
E' possibile dare un tocco della propria personalità ad un
personaggio così ferreamente gestito da Berardi?
LC - Certo. Come Giancarlo Berardi riuscì a dare un tocco
della sua personalità a Tex, a Nick Rider, personaggi ideati
da altri. Dopo più di venti episodi scritti, credo che un lettore
attento possa cogliere il mio "segno. Peraltro, l'operazione di
immedesimarsi in una donna è particolarmente intrigante e sofisticata.
Che tu sappia, è prevista un'evoluzione nel rapporto tra
Julia e il tenente Webb, oppure il tutto continuerà con questa
scarsa continuity?
LC - Mi piacerebbe capire in cosa consisterebbe una "robusta"
continuity. Qualcuno di voi ha mai visto all'opera la moglie del tenente
Colombo? Diabolik e Eva Kant avranno mai un figlio? Superman morirà
mai per davvero? Mulder e Scully di "X-files" si sposeranno
mai? Ogni serialità ha i suoi tormentoni. Di solito, ne consacrano
il successo.
Seguendo il vostro ragionamento, la continuity, sarebbe "scarsina"
anche nella vita. O tutte le ragazze dei vostri sogni, un bel giorno,
vi si sono buttate tra le braccia?! A me è capitato spesso di
dover percorrere una strada parallela con una persona sulla quale avrei
voluto volentieri convergere!
Che rapporto hai con Julia, è un personaggio che ti piace oppure
il rapporto è conflittuale? Cambieresti qualcosa di lei?
LC - Come dicevo, Julia è femmina. Il femmineo è in
ognuno di noi, anche se in questo mondo di super-machi da combattimento,
ci sforziamo di soffocarlo. Julia, quindi, mi rammenta che esiste un'altra
metà del cielo, e un altro modo di osservare la realtà.
Spesso, mi capita di discutere con lei, certo. Vorrei che fosse meno
dedita al lavoro, che facesse più sport, che trascorresse più
tempo all'aria aperta e che si "lasciasse trasportare" di
più dalle proprie pulsioni. Ma lei mi stronca con uno sguardo
eloquente. Ha ragione, in fondo la vita è la sua
Quale ritieni che sia la maggiore difficoltà nel realizzare
le sue storie?
LC - Apporre la dicitura "Fine dell'episodio". Spesso
sarebbero necessarie altre dieci pagine, per dare il giusto respiro
alla storia. Ma rispettare i vincoli, è un'altra grande lezione
che il professionista deve acquisire.
Ci sono altri personaggi della Sergio Bonelli Editore su cui ti
piacerebbe lavorare?
LC - Non si spiano i vicini dalla finestra! A parte gli scherzi,
Dylan Dog è sicuramente il personaggio extra-Julia più
vicino alla mia generazione. Da sempre, mi piace la valenza psicanalitica
e sociale del genere horror. Ma anche il noir ha grandissime valenze
psico-sociali. Ergo
Quella che stai affrontando è sicuramente una
grossa scuola. Stai contemporaneamente pensando a qualche eventuale
progetto personale?
LC - Dalla fase "scolastica" - nel senso di apprendistato
- si passa a un momento diverso, ci si accorge di fare meno fatica a
distillare la realtà trasportandola nelle storie. Anche se la
realtà resta qualcosa di complicato. In questo senso, nel nostro
mestiere, non si finisce mai d'imparare. L'impegno su Julia è
imponente e avvolgente. Certo, la voglia di "distrarsi" un
po' c'è. Per un anno, tutte le sante sere, ho scritto qualche
paragrafo. Ora mi trovo per le mani un romanzo finito. Lo rileggo un
paio di volte e poi vedremo.
Oltre che su Julia la tua firma è apparsa anche su "Arkhain",
miniserie disegnata da Stefano Raffaele e pubblicata dalla Paninicomics.
Cosa ci puoi raccontare di questo progetto?
LC - Il Duemila fu emozionante per tanti motivi, anche personali. Esordii
sia con Julia che con Arkhain. Il secondo era un lavoro sicuramente
perfezionabile, con alcune ingenuità. Ma Stefano e il sottoscritto
ci abbiamo messo tutto l'impegno possibile e una grande passione. Chi
lo ha letto, ha colto quell'energia. Mi pare una robusta e onesta saga
di fantascienza classica, che mi piacerebbe molto vedere riedita in
un unico volume, magari a colori. Chiederò a Julia un consiglio
su come blandire un volenteroso editore. Nell'attesa, Stefano ed io
siamo tornati in contatto. Anche qui, vedremo.
Ora vi lascio, torno a discutere con la mia criminologa preferita!

***
Biografia:
Lorenzo Calza è nato a Piacenza, il 2 novembre 1970. Consegue
il diploma di maturità classica e prosegue gli studi in Giurisprudenza
e Filosofia. Nel 1990 fonda l'associazione "Il Senso delle Nuvole",
dedicata al mondo dei fumetti e dell'immaginario, di cui è a
lungo presidente e animatore. Tra le varie iniziative del sodalizio,
la realizzazione di un calendario per "Amnesty International",
contenente due illustrazioni di suo pugno. Nel 1991, fonda e dirige
la rivista amatoriale "Aleph". Grande appassionato di musica,
è stato per otto anni autore e voce solista del gruppo rock piacentino
"Dazed", con tre album all'attivo. Collabora con un settimanale
locale come editorialista e vignettista satirico ed è impegnato
nella vita politica e sociale della sua città; nel 1991, Calza
è eletto segretario della Sinistra Giovanile, incarico che ricoprirà
per cinque anni. Sempre agli inizi degli anni novanta conosce Giancarlo
Berardi, che lo arruola nel team di Julia. Oltre alla collaborazione
a Julia, Lorenzo Calza con i disegni di Stefano Raffaele ha scritto
"Arkhain", una miniserie di fantascienza-horror, edita dalla
Paninicomics tra il 2000 e il 2001. Ha girato il cortometraggio "Pipistrelli"
(di cui ha realizzato soggetto, sceneggiatura, regia e tema musicale),
proiettato nell'ambito del Bellaria Film Festival 2001, curato da Enrico
Ghezzi. Ha collaborato con i quotidiani "Il Secolo XIX" e
"Libertà".
Per Julia ha collaborato alla realizzazione dei seguenti albi:
#22 "Quest'urlo
che tace", #29 "Il
ritmo nel sangue", #34" Il
prezzo della libertà", #35 "Route
70", #41 "Il
Tassista", #44" Lo
specchio infranto", #46 "La
morte è femmina", #49 "L'incubo
della porta accanto", #54 "La
città buia", #55 "Quando
l'orrore è un rebus", #58 "Patto
scellerato", #59 "Lo
sciamano", #62 "L'assassino
è innocente", #66 "La
morte è in linea", #67"La
chiamavano Betsy Blues", #68 "Chi
ha ucciso Norma Jean?", #71 "Morirò
a mezzanotte", #73 "La
ragnatela si chiude", #74 "Indagine
da camera", #75 "Ippocrate
a giudizio", #76 "La
storia di Jason", #77 "Minaccia
a domicilio", #78 "Nel
cuore della tempesta" ... e quelli che verrano!!
inizio