FEDERICA MANFREDI RISPONDE!
A cura di Federico Castagnola
Ciao Federica e benvenuta su Yattaaa!
La prima domanda è probabilmente banale ma è la migliore per inquadrare l'autore che si ha davanti. La scelta di un lavoro creativo è spesso scatenata da un processo emulativo. Quale è stata l'opera o l'autore che un giorno ti ha spinto ad andare dai tuoi genitori e dire: "da grande voglio fare la fumettista!!"?
FM - In realtà non gliel'ho mai detto! Non l'ho mai saputo neanche io, ho sempre pensato avrei fatto un altro lavoro e ho fatto altri studi mentre giravo per fiere o realizzavo le prime illustrazioni... Ma ho cominciato a pensare seriamente di farlo per mestiere verso i 22 anni, quindi ero GIA' grande...in un certo senso! :-)
Ho iniziato a disegnare fumetti in quinta elementare, quando una supplente ci fece fare una pagina di fumetto per gioco. Ho sempre avuto un gran bisogno di comunicare e poi mi piaceva tanto immaginare personaggi, situazioni e storie! Raccontarle mi divertiva ancora di più perché potevo condividere le mie emozioni con gli altri e farlo attraverso il disegno, che mi riusciva bene, mi è sembrata la cosa più naturale.
Autori di riferimento sono venuti molti anni dopo, all'epoca guardavo moltissimi cartoni animati e leggevo solo Topolino, Paperino, strisce varie... poi è stata la volta di Alan Ford, Asterix, L'Eternauta e albi francesi che non ricordo più e solo a 17 anni Dylan Dog a cui è seguita la scoperta delle fumetterie con tutto il mondo infinito dei fumetti italiani e stranieri!
E la risposta è stata un "ma non potresti drogarti come tutti?" oppure un incondizionato sostegno verso queste tue aspirazioni?
FM - All'inizio non hanno preso sul serio la cosa, hanno cercato di instradarmi in tutti i modi verso tutt'altro (ma non la droga ^_^), facendomi perdere tempo ed energie. E non verso il tutt'altro che avrei voluto io, eventualmente, come alternativa (ehm... non la droga, quantunque... sarebbe forse stata meno dannosa...).
Ma poi col passare degli anni, vedendo che io ci credevo e che ottenevo dei risultati, seppur minimi all'inizio, che il talento non mi mancava e mi veniva riconosciuto, hanno cominciato a credere in me e a sostenermi.
Hanno capito, almeno sembra, che quel che conta è fare ciò in cui credi, farlo al meglio delle tue possibilità anche se non sei il genio rivoluzionario, piuttosto che perdere tempo in qualcosa che tanto ti farà rimpiangere di non aver tentato quello che davvero volevi.
A meno che l'alternativa non sia sempre qualcosa che scegli tu...
Il tuo stile non sembra richiamare esplicitamente particolari scuole o autori. Quali ritieni siano le tue principali fonti di ispirazione?
FM - Senz'altro i cartoni animati giapponesi che vedevo nell'infanzia e nell'adolescenza hanno avuto l'influenza più forte. Ho iniziato a conoscere e "studiare" i fumetti relativamente tardi, come dicevo, nonostante disegnassi fumetti in produzioni industriali sin da quando avevo 10 anni. Di autori ne ho in seguito osservati e studiati tanti, americani, giapponesi,francesi, italiani (fare un elenco è difficile e forse anche noioso per chi legge) ma non ho mai desiderato essere come qualcuno in particolare, ho sempre cercato uno stile mio e per molto tempo ho ritenuto con un po' di frustrazione di non averlo, mi sentivo anonima ma credo più che altro per una mia insicurezza personale, perché ascoltando le impressioni e i pareri altrui e riguardando i lavori del passato, personalità c'è n'è!! Per carità, non dirompente ma solo mia sì. Credo di aver trovato una mia più specifica e riconoscibile identità con Magenta. Quando ho pubblicato il numero 0, da poco tempo sentivo finalmente di ottenere un risultato che mi facesse pensare: ecco!! Questo avevo nella testa!!
Hai bazzicato per anni il sottobosco fatto di autoproduzioni e di piccoli editori. Quali sono stati i passaggi fondamentali di questo tuo percorso nel fumetto indipendente?
FM - Ho iniziato nel '93-'94, facendo illustrazioni per giochi di ruolo, per la 3D6. Poi un numero di Desdy Metus nella sua prima edizione che non venne mai pubblicato perché la casa editrice Fenix ai tempi, poi B.B.D.press chiuse per fallimento al numero prima del mio...
Per più di un paio d'anni ho pubblicato mensilmente due pagine a colori di un fumetto, Little Eco, per la rivista ambientale Modus Vivendi.
Dopo mesi di lavoro per un numero di Rivan Ryan, senza esito anche quella, inchiostrai un fumetto di Salvatori e Faina per L'Editrice Universo e poi pubblicai finalmente due racconti brevi di fantascienza sull'Intrepido, scritti da Vincenzo Perrone.
Fu poi la volta di un racconto breve su uno speciale di Lazarus Ledd realizzato a due mani con David Messina per la Star Comics e Quiet Earth, scritto e disegnato da me, pubblicato sempre da Ade Capone ma per la Liberty. Questa fu una "semi-autoproduzione" (l'editore paga le spese ed io ci metto creazione e mano d'opera...) come fu anche Magenta!
Sicuramente l'incontro con Michele Foschini (Indy Press) è il più importante e significativo del mio percorso professionale che poi mi ha portato in USA.
Con lui ho pubblicato 3 numeri del mio fumetto Magenta dal 2000 al 2002, realizzando la millesima parte di un sogno nel cassetto che avevo dall'età di 16 anni... spero di poterlo riprendere appena possibile.
Contemporaneamente realizzai anche il numero 6 di Arcana Mater scritto da Manfredi Toraldo per lo Scarabeo. Tappa molto importante nella mia crescita stilistica.
Stavo per entrare in Disney insieme ad un folto gruppo di altri autori per il progetto Kylion e mi sembrava un sogno! Ma poi la cosa, data per certa con tanto di appuntamenti per il contratto, è sfumata senza spiegazioni.
Per fortuna ho ricevuto nello stesso periodo una proposta dalla Devil's Due (Chicago)... Michele era andato alla fiera di S.Diego l'anno prima e aveva lasciato a diversi editori materiale Indy Press, tra cui il mio fumetto. David Messina ed io fummo incaricati di colorare un numero speciale di G.I.Joe.
Dopodiché fu la volta di Voltron. Aiutavo già da mesi David a colorare questa serie per la Devil's Due ed avevo fatto una prova di inchiostrazione su un disegno di Tim Seeley. Il quale scrive anche molto bene e Hack/Slash è la sua creatura! Gli era piaciuto molto Magenta e così mi propose di disegnare il numero 2 di H/S!! Il numero uno è di Stefano Caselli, il creatore grafico.
Ero troppo felice! Dopo 10 anni di gavetta, lavori gratis o malpagati a parte poche eccezioni, promesse non mantenute, ammazzate micidiali quanto poi inutili per ritardi editoriali, mi trovavo ancora a combattere per non affondare e credevo che fosse arrivato il momento di dover rinunciare e cercare un qualsiasi altro lavoro che mi permettesse di vivere e vedere un futuro.
Ma quella proposta mi dava una nuova prospettiva... il mercato americano. Poco tempo per realizzare 40 pagine a colori ma ai colori mi hanno aiutata David Messina, Davide Amici e Fabio Mantovani e ce l'ho fatta! Senza di loro non sarebbe stato così bello... Dopodiché la mia ultima al momento pubblicazione italiana, Mambo Italiano, scritto da Diego Cajelli e pubblicato dalla Indy Press, forse lo trovate ancora, ve lo consiglio, è un'idea strepitosa!!! Le chine sono di Andrea Fattori e i colori di Davide Amici. Poi il numero 3 di Hack/Slash e le trattative con la Tokyopop (Los Angeles) per la realizzazione di un libro a fumetti un po' manga per ragazzini, Kat&Mouse, di 92 pagine, pubblicato proprio a luglio. Ed ecco la proposta della Marvel, nella primavera 2005, dopo aver visto Hack/Slash: una miniserie per Amazing Fantasy, pubblicata l'anno scorso! Vampire By Night, 24 pagine in tutto, matite, chine e colori. Ai colori mi ha aiutato Fabio D'Auria.
In gennaio/febbraio 2006 invece ho realizzato un one shot di 24 pagine, solo matite, sempre per la Marvel: Two-gun kids.
Dimenticavo! In Italia ho da poco pubblicato una copertina per uno speciale di Desdy Metus, con i colori di Donatella Melchionno. Beh, tra illustrazioni e cose varie troppe ne ho tralasciate di cose fatte negli anni...
Ed ora lavoro al secondo libro di Kat&Mouse. Tutta l'avventura americana accade tra il 2004 e il 2006.
Beh, direi che non c'è male, soprattutto tenendo conto della tua giovane età. Guardando però indietro a quei duri 10 anni di gavetta come li vedi? Una inevitabile sofferenza oppure un percorso formativo?
FM - Senz'altro più un percorso formativo, la sofferenza sarebbe stata evitabile o meno prolungata se ci fosse una situazione diversa in Italia (più da un punto di vista culturale che economico) e non vale solo per il fumetto ma per tutte le professioni artistiche e scientifiche. Poco coraggio e poco interesse d'investire in questi campi. Però il percorso cessa di essere formativo nel momento in cui aumenta solo la frustrazione e non le gratificazioni! In ogni caso da quando lavoro con gli USA mi sento gratificata come professionista e come persona...
E dal tuo punto di vista che immagine ha il fumetto indipendente italiano? Una palude piena per insidie per i giovani autori oppure un "brodo primordiale" in grado di far crescere le nuove speranze?
FM - Entrambe le cose ma per come è la situazione si rimane nel brodo! Di autori interessanti ovviamente ogni tanto ve ne sono, pochissimi tra le montagne di produzioni scontate o uguali alle prec
edenti ma comunque ve ne sono. Il problema è che sono destinati quasi sicuramente a vedere naufragare i loro progetti. Il motivo è sempre lo stesso, finché qui ci sarà il monopolio e una sorta di "boicottaggio" della libera concorrenza (dovuto principalmente alla mancanza di una regola secondo cui un editore non può essere distributore) nessun "piccolo" potrà modificare lo stato delle cose ma dovrà rinunciare, ripiegare su altro che dia da vivere. Non riuscirà ad avere la visibilità sufficiente per essere ordinato dai negozianti o quando questi lo fanno, distribuito dai distributori che per poche copie non si muovono e così tu non vendi nemmeno quelle. Ne ho viste tante di realtà così. In una situazione simile io sono stata persino fortunata a pubblicare almeno tre albi del mio fumetto, anche se non siamo mai rientrati nemmeno nelle spese. Avere albi pubblicati (non solo Magenta ma anche per esempio Arcana Mater, uno dei lavori secondo me più belli e poco conosciuti che ho realizzato) mi ha permesso di avere qualcosa di concreto da presentare ad editori stranieri, di fronte ai quali ho potuto avere più credito e fiducia che se non avessi pubblicato nulla.
Da un paio d'anni poi c'è anche Mambo Italiano! :-)
Arrivata a lavorare in America sei passata con una velocità spaventosa da un piccolo editore come la Devil's Due alla Marvel. Quali difficoltà hai trovato dopo tanta gavetta nell'affrontare uno dei più grandi editori del mondo?
Difficoltà ne ho incontrate tante durante la gavetta! Riguardo alla Marvel più che di difficoltà parlerei di emozione...un po' di timore a confrontarmi con una simile pubblicazione...
Magari è solo una mia impressione ma mi sembra di non aver fatto abbastanza, mi sento di non aver potuto dare il meglio di me ma è solo l'inizio e conto di avere altre occasioni!
Lavorare per gli americani in realtà non comporta più difficoltà anzi, sono precisi, puntuali, organizzati (a parte le dovute eccezioni...), sempre gentili e professionali, non avverto mai un tono da "superiore" ma sempre collaborativo, anche nelle richieste.
Già sanno di cosa hai bisogno e quando consegni il lavoro si complimentano pure... Mi sono emozionata quando l'editor della Devil's Due dopo la consegna delle prime tavole mi ha scritto per complimentarsi! E lo stesso poi fece quello della Marvel! Per non parlare della Tokyopop... Certe cose ti danno una motivazione e una carica in più, ti senti considerato e rispettato, hai voglia di fare ancora meglio! In una sola parola è tutto molto professionale.
Quindi a parte il fatto che c'è il lavoro aggiuntivo di doverti tradurre la sceneggiatura, io vedo solo agevolazioni. E comunque l'ho trovato faticoso solo la prima volta, già meno la seconda. Ormai non mi preoccupa più!
Soprattutto dopo due sceneggiature di 90 e passa tavole per Kat&Mouse... :-)
Il mercato americano impone spesso di dover rinunciare ad inchiostrare o a colorare le proprie tavole. Come ti regoli e come cambia il tuo lavoro in questi casi? Pretendi molto dai tuoi collaboratori oppure lasci fare?
Finora solo una volta per quel che riguarda l'esperienza americana (Kid Colt and the Arizona girl) sono stata inchiostrata e colorata da altri, Jimmy Palmiotti alle chine e Laurie Cronenbergh ai colori. Le altre volte tutto è stato affidato a me e mi sono avvalsa di un aiuto scelto da me e quindi supervisionato attentamente, solo quando da sola non avrei fatto in tempo. In quei casi ho sentito il risultato molto più fortemente mio e sentendone la responsabilità totale sono più esigente.
Ovviamente quando inchiostratore e colorista sono scelti dalla casa editrice, non ho un reale controllo, non posso intervenire sulle tavole, anche se mi spediscono delle jpg e mi chiedono un parere! C'è molto rispetto per il lavoro altrui e quindi posso esprimermi ma in ogni caso non ho avuto problemi a fidarmi e lasciar fare... Certo, poi non è un lavoro del tutto mio, subisce per forza delle modifiche, delle interpretazioni ma è inevitabile! La responsabilità del risultato non è più solo mia come non è solo mio il lavoro. Gli spazi degli altri vanno rispettati, io credo, anche quando capita che alcune cose non sono come le avresti volute o immaginate.
Nasci come autrice completa, anche se ultimamente ti stai specializzando solo come disegnatrice. Quale rapporto hai quindi con la sceneggiatura? Ti adatti a quello che ti viene chiesto oppure ti viene l'irrefrenabile tentazione di metterci qualcosa di tuo?
FM - In realtà Magenta e Quiet Earth li ho realizzati e pubblicati dopo qualche anno che lavoravo su sceneggiature altrui però sì, ho intrapreso questa strada perché scrivevo e disegnavo storie, quindi si può dire che nasco come autrice completa...ma sono indubbiamente molto più disegnatrice che sceneggiatrice.
Anche perché non ho mai scritto per altri.
Lavorare su sceneggiature di altri mi piace perché trovo interessante anche interpretare la fantasia di altri autori, anzi dare un aspetto ai pensieri di un altro è una cosa molto emozionante!
Ovviamente ci vuole scambio, comunicazione, non sempre si riesce al primo tentativo a rendere quello che l'altro desidera ma finora ho sempre lavorato con sceneggiatori molto stimolanti (a volte anche amici, come Manfredi e Diego, per Arcana Mater e Mambo Italiano) ed è stata sempre un'emozione reciproca vedere prender forma le idee! Non ho problemi ad adattarmi a quello che mi viene richiesto, disegnando generi molto diversi tra loro, anche se ho sempre avuto dei margini di libertà. A volte mi è capitato di proporre soluzioni diverse per una scena, altre mi è stato proprio detto di pensarci da me.
La duttilità è sicuramente un pregio. Ma nelle storie tutte tue si nota una certa predisposizione per la fantascienza. Come nasce questa passione e quanto speri di portarla nei tuoi lavori futuri?
FM - Come nasce esattamente non saprei... sin da piccola sono sempre stata affascinata da argomenti scientifici e fantasticare su questi era naturale! Mi ispirano ed emozionano di più. Sono sempre stata attratta da storie fantascientifiche, da film e cartoni animati prima e da libri e fumetti poi. Da quando lavoro per gli USA, anche se i soggetti mi sono sempre piaciuti molto, soprattutto Hack/Slash (nella fatica quanto mi sono divertita!!!) non mi è mai capitata una storia di fantascienza e sinceramente spero capiti in futuro!
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Biografia:
Federica Manfredi ha esordito giovanissima nel ‘93 sulla rivista Nowhere. Tra il 1996 e il 1997 disegna due racconti di fantascienza su testi di Vincenzo Perrone e prepara gli inchiostri per un terzo racconto di Faina e Salvatori, sul mensile Intrepido dell’Editrice Universo.
Fra le sue opere più significative, ricordiamo Magenta per la Indy Press, Quiet Earth per la Liberty, la collaborazione con lo studio Kaleidos per Nemesis, web-cartoon di sapore manga-supereroistico su base di un fumetto di David Messina, ed i disegni della storia Morte a Venezia per la serie Desdy Metus l’Insonne, su soggetto e sceneggiatura di Aureliano Di Carlo.
Successivamente ha iniziato una collabora con l’americana Devil’s Due, per cui ha disegnato Hack/Slash, con un successo tale da meritare l’attenzione di due editori del calibro di Marvel e Tokyopop.
Ha inoltre al lavorato su Arcana Mater della Scarabeo Edizioni (in collaborazione con Manfredi Toraldo) e a Mambo Italiano per la Indy Press, su testi di Diego Cajelli. .
In rete:
Il sito ufficiale dell’Edenstudio: www.edenstudio.it
Il sito della ufficiale testata L’insonne: www.insonne.net
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