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FRANCESCA DA SACCO RISPONDE!
A cura di Federico Castagnola


Ciao Francesca e benvenuta su Yattaaa!
Iniziamo da lontano. Durante la conferenza tenuta a Casacomix Davide Barzi ti ha chiesto quali fossero secondo te i personaggi femminili migliori e peggiori del fumetto italiano e tu hai indicato come migliore Desdy Metus e come peggiore Legs Weaver. Quali sono le loro caratteristiche che ti hanno spinto ad inserirle agli estremi delle tue preferenze?


FDS - Partiamo da Legs. Di questo personaggio non mi è mai piaciuta la mascolinità esasperata, il suo machismo, oltre ad alcuni modi di comportarsi che mi risultano un po’ troppo giovanili per una che ha praticamente 40 anni. Una donna improbabile, insomma. Non che Desdy sia una VERA donna, però ha comportamenti che riconosco femminili, che possono esistere in una donna reale. Desdy è un personaggio con molti lati negativi, fuma, risponde male, è disordinata. Eppure è molto umana. Legs è costruita sulla sua forza, le armi, il comportamento... Desdy è costruita sulla debolezza.
Altra cosa: a me le donne come personaggi, sia nella narrativa che nel fumetto, troppo spesso non piacciono. Perché le eroine devono essere sempre delle toste, donne che fanno gli uomini, ribelli, anticonformiste, vestite di tute super aderenti o in modo maschile, che sanno usare la spada o le armi in genere. Una donna che sia femminile, che vesta da donna e che non faccia uso smodato di armi, ma che abbia tuttavia un buon ruolo... non si vede spesso ed è un peccato. Forse è uno dei motivi per cui i fumetti italiani e americani hanno poco pubblico femminile.

Quello che dici è collegabile secondo te anche al fatto che sono poche le donne che lavorano nel campo del fumetto (soprattutto come sceneggiatrici)? E credi che una più massiccia presenza di autrici possa effettivamente cambiare e dare qualcosa in più al fumetto?

FDS - Indubbiamente l'apporto femminile di solito si sente, sia sui personaggi che sulla storia. Forse è semplicemente un modo diverso di affrontare gli eventi, una maggiore ricerca del coinvolgimento emotivo, personaggi più umani, meno "eroi" e più quotidiani. Credo che solo in Giappone la percentuale di autrici sia più o meno pari a quella degli autori. In Italia, quando si parla di serie a fumetti si parla quasi sempre di nomi maschili. Questo è un fatto. Purtroppo, proprio a causa dei manga, così popolari tra il pubblico femminile, molte ragazze che si accostano al disegno si trovano a dover fare molta più strada dei ragazzi, perchè si ispirano al disegno giapponese e non guardano altro. Insomma, la loro passione si trasforma in un ostacolo per una possibile carriera nel disegno. Adesso, comunque, le disegnatrici stanno crescendo in numero, alcuni editori cercano proprio uno staff di donne, nella speranza di coinvolgere maggiormente il pubblico femminile, per lo più indirizzato verso titoli orientali. Ma sceneggiatrici ce ne sono poche. Non ne capisco bene il motivo, forse è un lavoro che non attira? Oppure gli editori temono di dare un'intera serie in mano ad una donna perché poi i lettori maschi potrebbero non apprezzare il tono, lo stile, i contenuti. Insomma, alcuni albi possono portare aria ad una serie (vedi la Barbato su Dylan Dog) ma una intera serie... è un azzardo.

Reputi quindi che esista una sorta pregiudizio da parte del mondo del fumetto italiano nei confronti delle scrittrici? E dal tuo punto di vista questo pregiudizio inizia a dare qualche segno di cedimento, oppure è ancora troppo presto?

FDS - Pregiudizio non lo so, però credo che gli editori temano le novità (e francamente li capisco, vista l'instabilità del mercato... ma questo è un altro discorso). Preferiscono andare sul sicuro, diretti verso un pubblico maschile già conquistato, piuttosto che verso un pubblico femminile dai gusti (forse) più difficili. Comunque, ritengo che cominci a vedersi una certa apertura, può darsi che i lettori cerchino nelle storie scritte da scrittrici la novità. Di sicuro vedo più possibilità di scrivere di quanta ce ne fosse anche solo un paio di anni fa. Credo che, un po' alla volta, anche le donne capiranno che il fumetto non è una lettura solo maschile e che il fumetto giapponese non è l'unico adatto al pubblico femminile.

Anche se, come dici tu, le autrici sono ancora poche, si può parlare di scrittura “al femminile” con alcune caratteristiche comuni, così come avviene in letteratura?

FDS - Credo proprio di sì. Le donne hanno un modo diverso di narrare perchè vedono il mondo in modo diverso dagli uomini, danno importanza a cose differenti. Un personaggio raccontato da una donna avrà comunque delle peculiarità che non avrebbe se narrato da un uomo. Questione di punti di vista. Forse, partendo da uno stesso personaggio, uno scrittore e una scrittrice lo svilupperebbero in modo talmente diverso da farne due personaggi distinti. Come ho già detto, una scrittrice parlerebbe più della sfera dei sentimenti (emotività in generale) rispetto a quella d'azione. Parlo in linea di massima, naturalmente. Ci sono autori che hanno saputo dare emotività ai loro personaggi, come per esempio Berardi in Ken Parker.

Ritornando a Desdemona: recentemente hai avuto l’occasione di mettere mano ad un paio di storie brevi de L’insonne. Come è il personaggio dall’altra parte della tavola? Cosa ti è piaciuto di più di questa esperienza e ti piacerebbe ripeterla, magari su una storia della serie regolare?

FDS - Desdemona ha degli atteggiamenti complessi, ma non è difficile farla muovere. Un po' più difficile è farla parlare. L'esperienza di scrivere le storie brevi dell'Insonne è stata bella e interessante, anche se in entrambi i casi ho dovuto correre e fare storie di 14/16 pagine su soggetti lunghi e complicati (grazie a Di Bernardo!). Credo che la parte più dura sia stata proprio quella di dover condensare e stringere gli eventi attorno a dei personaggi che non dovevano venire inghiottiti dalla storia.
“Demoni d'amore negato”
è stato un bel esperimento e l'apporto di Michela (che già conosceva il personaggio) è stato fondamentale. “Occhi dall'abisso”, invece, è uscito in occasione dell'Insonne Day, il 18 agosto a Marina di Pietrasanta, e ha avuto un po' di traversie. Tuttavia ritengo sia venuto bene (questo lo disegna Giuseppe Di Bernardo).
Scrivere qualcosa sulla serie regolare? Di Bernardo ha deciso di affidarmi Desdemona in occasione del n.12, che dovrebbe essere il penultimo albo della serie, accorciata a 13 albi. Lo attendo pregustando sia la difficoltà sia la soddisfazione di lavorare su qualcosa che mi piace e mi coinvolge.

Lavori spalla a spalla con tua sorella Michela e con Manuela. Quanto diventa importante lavorare all'interno di uno studio e quali sono invece, se ci sono, i possibili lati negativi?

FDS - L’importante di lavorare in uno studio è la possibilità di discussione, di confronto, il fatto che ci si può aiutare se i tempi sono stretti (fin troppo spesso). Quando scrivo sceneggiature che saranno disegnate da Michela o da Manuela, per me è più semplice. Se ci sono cose che non capiscono o dettagli che vogliono cambiare, è facile venirsi incontro. Inoltre, sapendo come lavorano, so quali sono i loro punti di forza, quindi, se la storia me lo permette, cerco di valorizzarle. Un esempio è stato lo speciale di MIS, Pioggia Sporca, edito da Cronaca di Topolinia, che è uscito a Rimini. Abbiamo avuto poco tempo e Michela mi ha domandato ambienti semplici, che le sarebbe piaciuto disegnare. Così ho ambientato la storia in una serie di edifici abbandonati e l'ho infarcita d'azione. E Michela si è divertita. Per ciò che riguarda Manuela, invece, posso dire che l'ho favorita fornendole un ampio campionario di riferimenti per Galaxies, foto di QUALSIASI cosa. Ma l'ho anche costretta ad affrontare ambienti davvero difficili... :-)

Sempre a Casacomix Patricia Martinelli ha ricordato come le sorelle Giussani ad un certo punto decisero di separarsi e di lavorare ognuna per proprio conto. Credi che il processo creativo sia sostanzialmente un percorso personale come sostengono alcuni o che le cose migliori possano nascere dal confronto con altri autori?

FDS - Ritengo che il confronto sia una parte molto importante del processo creativo. Molte teste ragionano sempre meglio di una sola, ma, per contro, può essere difficile sapere accettare critiche e pareri, soprattutto all'inizio della propria carriera. Per quel che mi riguarda, quando devo pensare ad una storia di solito ne parlo con Michela e Manuela, proprio per sentire anche le loro idee e raccogliere pareri. Visto che hanno gusti diversi, sia come letture che come film, possono darmi spunti interessanti. A volte parliamo dei nostri progetti anche con gli amici, tutti lettori di fumetti, che quindi ci possono aiutare ad aggiustare il tiro. Lo stesso vale per i disegni. Inoltre, confrontarsi col lavoro di altri autori, oltre ad essere, secondo me, inevitabile, serve a proporre prodotti diversi per un mercato più vario.

Tu e Manuela state per esordire se non sbaglio con la vostra prima opera in coppia. Beh, mi sa che dovete un pò spiegarci come è nata e come si è sviluppata l'idea per Galaxies!

FDS - E' nata da un'idea dell'editore, Salvatore Taormina, che voleva a tutti i costi una storia di fantascienza. L'abbiamo sviluppata, creando personaggi, luoghi, astronavi... Ma abbiamo sempre cercato di tenerci ad una certa distanza dal classico prodotto di fantascienza. Non volevamo né Brad BarronNathan Never. Per una che è cresciuta con Guerre Stellari non è stato facile tenersi distante anche da lì, ma per fortuna Manuela non ama la famosa saga, quindi mi ha aiutato a guardare in altre direzioni.

Un'immagine da Galaxies #1#
Alcune vignette di Galaxies

Avendo esordito proprio con la fantascienza, una storia intitolata Jan e Mysia, tra le pagine di una rivista amatoriale, Casablanca, non mi è affatto dispiaciuto riprendere in mano astronavi e battaglie spaziali. Con un po' di maturità in più. Galaxies è una storia incentrata su un'invasione ad opera di una razza di conquistatori assetati di sangue. I Draugar vivono di conquiste, non costruiscono nulla ma portano via ai popoli che sottomettono. Ci abbiamo pensato molto ai "cattivi". Volevamo qualcosa di accattivante, riconoscibile, qualcosa che avrebbe potuto fare da testimonial (in un certo senso) alla serie. Così sono nati i Draugar, in parte orsi e in parte felini, con un nome che viene dalle saghe nordiche. Anche i protagonisti "umani" sono belli!! Abbiamo cercato di renderli più "veri" possibile. E ci ho messo una ragazza molto femminile (viste le mie lamentele di prima, sarebbe stato brutto non dare il buon esempio). Si chiama Marianne ed è una ragazza che non usa armi, non è un maschiaccio... ma è probabilmente il personaggio più forte della serie! Emotivamente parlando.
A fine settembre, a Fumettopoli, è stato distribuito distribuito in omaggio il n.0 di Galaxies. Chi è venuto alla fiera, ha scoperto qualche retroscena della serie e leggere una piccola anticipazione sui Draugar, disegnata da Michela. La serie regolare, invece, uscirà a Lucca e sarà interamente a colori (a cura di uno staff di coloristi a cui fa capo Oscar Celestini, già colorista della Star Comics). Volumi di 46 pagine!! Un esperimento, che Taormina ha cominciato l'anno scorso, facendo uscire alcuni spillati a colori e che sembra avere incontrato il favore del pubblico. La gente ha voglia di vedere storia a colori. Insomma, vi aspettiamo sulle pagine di Galaxies!

L’editore vi ha dato un target di riferimento preciso? E quale tono avete dato alla serie, più dramma o più commedia?

FDS - Taormina ha subito parlato di un target giovane, convinto che mancasse, nel mercato italiano, un titolo di fantascienza destinato ai giovani. Diciamo tra i 12 e i 25 anni, senza per questo escludere gli altri. Il tono, di conseguenza, è sì di tragedia, ma senza drammi troppo pesanti, senza scene cruente o violenza gratuita. La meta da raggiungere era una storia abbastanza leggera, che ruotasse attorno a personaggi giovani e accattivanti. E a nemici interessanti, non necessariamente cattivissimi e stupidi, ma dotati di una motivazione che giustifica le loro azioni (Mobile Suit Gundam docet).

Quattro volumi da 46 pagine. Saranno comunque leggibili singolarmente oppure si tratta di una lunga saga divisa in quattro capitoli?

E' una lunga saga e non saranno leggibili singolarmente. Inoltre, decisione dell'ultim'ora, non saranno quattro ma tre. Questo per motivi puramente tecnici. Sia io che Manuela preferiamo non prendere impegni così a lunga scadenza. La lavorazione di Galaxies si concluderà nel 2008 e, a pensarci ora, non sappiamo neppure quello che faremo di qui ad una settimana... Qualora Galaxies dovesse avere successo (me lo auguro) abbiamo già in mente degli spin off, storie legate a questo o a quel personaggio. O eventualmente una seconda serie... chi lo sa?

Mi sembra di aver capito che questi albi siano destinati anche a una pubblicazione all’estero. La Francia, per i giovani autori, è veramente l’Eldorado? Oppure è il mercato italiano ad offrire troppe poche opportunità?

FDS - Il mercato italiano non è esattamente aperto a tutti i tipi di progetti. Pubblicare storie proprie o diverse dal solito è molto difficile, soprattutto se non hai un nome e anni di pubblicazioni alle spalle. Tuttavia credo che la pecca maggiore siano i pagamenti, spesso irrisori. In Francia la tradizione vuole che paghino meglio ma, soprattutto, che permettano di fare storie molto più varie di quelle pubblicate in Italia. Ma non penso sia un Eldorado. Purtroppo la fuga di autori italiani verso la Francia sta saturando il mercato d'oltralpe. E questo credo sminuisca il valore di noi fumettisti.

Hai appena realizzato anche una storia breve di Agenzia Incantesimi (lo spin-off di Jonathan Steele dedicato a Myriam e Jasmine), non hai paura dopo le storie de L'insonne delle stereotipo "autrice donna che scrive solo personaggi femminili"? E come ti sei trovata tra l'esuberanza di Myriam e l'introversione di Jasmine? 


Miriam e Jasmine

A dire il vero non mi sono proprio posta il problema di scrivere solo di donne. E' capitato, tutto qui. In fondo ormai nel fumetto ci sono molte donne protagoniste e tra Desdemona e le ragazze di JS ci sono talmente tante differenze che appartengono a mondi diversi!  Inoltre sto lavorando a Galaxies, dove il "parco personaggi" è abbastanza equilibrato tra uomini e donne. 
Per quel che riguarda Jasmine e Myriam, ammetto che non le conoscevo molto, ma sono personaggi diretti, semplici da afferrare. Merito della passione di Memola, indubbiamente, che le ha approfondite e rese così tridimensionali che capisci come sono anche leggendo una sola storia. Con Desdemona è diverso. Lei è molto più contorta.  Jasmine è un bel personaggio, ma forse non le ho reso giustizia in una storia così breve, avrebbe avuto bisogno di più pagine. Myriam è più divertente, più "leggera", solare. Si riesce a mostrare a tutto tondo anche in pochissime tavole. Mi sono piaciute entrambe ma ho trovato più semplice gestire Myriam, sebbene abbia voluto che, per una volta, gli apprezzamenti venissero fatti a Jasmine!


Una tavola della storia scritta da per Agenzia Incantesimi

Ricordo di averti conosciuta come sceneggiatrice del fantasy Harmoran, per le Edizioni Orione, per poi riscoprirti anni dopo illustratrice per l'infanzia. Come si conciliano questi interessi così diversi?

Al momento non si conciliano molto! :-)
Seguo due vie differenti, anche se prima o poi mi piacerebbe riuscire a pubblicare una storia scritta e disegnata da me. Ho uno stile che non si presta alle serie italiane, temo. E' più adatto alle illustrazioni per ragazzi. Per parecchio tempo non ho disegnato, demoralizzata. E mi sono dedicata solo alla scrittura, che mi sembrava offrire più possibilità. Tuttavia, Michela ha continuato ad esortarmi a rimettere mano al disegno e così, un paio di anni fa, ho ripreso. Ho fatto alcune tavole di una storia (scritta e disegnata da me) intitolata L'Uomo Nero, una storia di bambini ma non per bambini. Queste tavole hanno girato e alla fine mi hanno chiamato quelli della Red Whale, che mi hanno messo al lavoro su uno dei libri legati a Geronimo Stilton.
Da un anno a questa parte, mi occupo anche di una serie di albi (4 per ora) che scrivo, disegno e di cui curo pure la grafica (i colori li fa Manuela). La fattoria Lungargine un fumetto di 4 pagine dedicato a storie di animali, per scuole materne ed elementari. E' sulle pagine di questi albetti che le mie due vite parallele (scrittrice e disegnatrice) si incontrano e si fondono.

Ricordo con piacere la miniserie Harmoran e ho notato con curiosità come alcuni elementi siano stati ritrovati nel film King Arthur. Quanto c’era di vostro dentro quel progetto e quanto fu difficile per te riuscire a portare a termine la storia in un numero minore di albi rispetto a quelli programmati?

Harmoran è uno dei lavori che ricordo con maggiore piacere. C'era molto, anzi moltissimo di me in quella serie. Le mie passioni, le mie letture preferite, gli ambienti che amo. Fonte d'ispirazione, come si capisce, il ciclo arturiano, le cronache dei re sassoni e la cultura celtica. E' una storia "mia" in primo luogo, e di Michela, che mi ha dato una mano con i personaggi e li ha creati graficamente. Sarebbe un discorso incredibilmente lungo, quindi vedrò di non divagare.
Come progetto è stato davvero un azzardo, perché lo abbiamo portato avanti solo io e Michela, che ad un certo punto viveva attaccata al tavolo da disegno. I ragazzi della Orione, Roberto Pelle, Emanuele Manfredi (che ha fatto le copertine), Tiziano Scanu e Roberto Graziano hanno scommesso davvero molto su di noi! Le sceneggiature c'erano già tutte prima ancora di cominciare, perché volevo essere certa di non dimenticare nulla. Non avevo grande esperienza. Andavo a scaricare materiale dalla rete da una postazione del Comune, perché non avevo il collegamento a casa (era il 1999) Michela si è fatta la scaletta, per i 10 numeri previsti, prevedendo di consegnare l'ultimo numero al pelo. Insomma, l'organizzazione c'era e la fiducia da parte degli editori anche. Ed è qui che è subentrato il demone della distribuzione, il peggiore nemico delle piccole case editrici. Non parlerò di cifre (vergognose) ma ad un certo punto (mi pare all'altezza del terzo albo) Roberto Pelle ci disse che non ce l'avrebbero fatta a fare tutti e 10 i numeri. Si è anche parlato di interrompere la serie. Per fortuna non è accaduto. Abbiamo, semplicemente, tagliato un po' di storia. Quasi 100 tavole di sceneggiatura (alcune proprio buttate, altre rimaneggiate per coprire i buchi) e circa 25 già disegnate. Fu difficile, sì. Molto. Ma sono comunque contenta del risultato. Harmoran è stato molto importante sia per me che per Michela.

Riassumendo abbiamo fantasy, fantascienza, thriller, scrittura per l’infanzia… Sono gli interessi di una persona curiosa a 360 gradi, oppure la professionalità di un’autrice che sa di dover sapere affrontare tutti i generi che le si pongono davanti? E c’è un tipo di storie che proprio non sapresti raccontare?

Lavorare come sceneggiatori non è facile e soprattutto non è possibile restare in un genere solo, ma è necessario spaziare, a seconda di quello che ti viene richiesto. Tanto vale fare di necessità virtù. Ormai trovo che sia divertente poter affrontare storie diverse, cambiare modo di narrare, porsi ogni volta domande che necessitano di risposte diverse. Su Harmoran avevo un modo di narrare che non ho potuto tenere in altre storie, perché poco adatto. In questo modo ho però l'opportunità di sperimentare, cercando soluzioni adatte al genere di storia che mi trovo davanti.


Una tavola de L'uomo Nero


Un tipo di storia che non riuscirei a narrare? Non lo so, di certo amare il genere che si scrive ha la sua importanza ma ogni storia ha il suo fascino. Se non so nulla di quello che devo narrare mi faccio aiutare da amici e collaboratori e questo mi permette di non avere paura di nulla. Ho in cantiere storie che spaziano dal gotico al western, passando per lo steampunk, l'horror e il mistico.

Per finire una domanda che ho fatto anche a Manuela: preferiresti affermarti su un personaggio di successo esistente (e sì, quale sarebbe?) oppure avere meno successo su un progetto tutto tuo?

Mi piacerebbe poter pubblicare un progetto tutto mio. Ne ho dozzine in mente e se ne dovessi scegliere uno sarei davvero nei guai. L'unica soluzione è riuscire a pubblicarne almeno la metà... scherzo! Fino ad ora ho sempre lavorato su progetti altrui (a parte per Harmoran) e cercare di capire personaggi già esistenti non sempre è semplice (parlo per Desdemona, ma anche per le ragazze di Jonathan Steele, Myriam e Jasmine, di cui ho scritto ne La Rivolta dei Goblin, una storia interamente firmata EdenStudio, che uscirà su Agenzia Incantesimi 2, a Lucca).
La parte noiosa è che bisogna rispettare molti "punti fissi", cose che devono venire fuori nella storia, per forza, perchè è una peculiarità del personaggio. Desdemona fuma, non dorme, fa il suo discorso in radio alla fine dell'albo. Myriam si trasforma in "fata" e rimane nuda una volta a storia. La parte positiva: trovo divertente e stimolante (inutile negarlo) cercare di mettere qualcosa di mio anche nelle storie di altri. Un'impronta. Come ogni disegnatore ha un suo stile, credo che anche gli scrittori (e gli sceneggiatori, nel mio caso) abbiano uno stile. A volte si riesce a lasciare questa impronta, a volte no. Dipende dal tipo di storia e di personaggio, da quanto ci si diverte a scrivere. Per fortuna, il più delle volte, mi diverto. Scrivere è un lavoro che inseguo da quando, a 11 anni, ho deciso che avrei "scritto storie", e poter dire che rimane anche una passione è una vittoria che spero di poter continuare a vantare.


***
Biografia:
Francesca Da Sacco nasce a Padova nel 1971 dove si diploma al Liceo Artistico.
Nel 1992 esordisce con la sorella Manuela ideando e sceneggiando Jan e Mysia, per la rivista di fumetto amatoriale Casablanca.
In seguito realizza per l'editore Indy Press i testi e i disegni de Il Re Rosso.
Dal 2000 al 2003, per le Edizioni Orione, lavora a diversi soggetti e sceneggiature delle serie Fantasy Warriors e Ares: Klaus principe dei non morti. Per lo stesso editore crea e sceneggia la serie di 8 numeri Harmoran per i disegni di Michela Da Sacco.
Per Cronaca di Topolinia, scrive sulle serie Avalonia, La stirpe di Ho Lan e MIS.
Scrive, su soggetto di Giuseppe Di Bernardo, lo speciale L’insonne per CartoonClub, "Demoni D'Amore Negato" (disegni di Michela Da Sacco), in occasione della I edizione di CASACOMìX (2006). Sempre per L’insonne scrive il nuovo speciale per l’Insonne Day, "Occhi dall'Abisso", su soggetto e disegni di Giuseppe Di Bernardo.
Disegna per Red Whale su L'isola dei gatti pirati 2 (Geronimo Stilton) della Edizioni piemme.
Nel 2006 le viene assegnato, in coppia con la sorella Michela, il Premio ANAFI "Albertarelli" come "giovane disegnatrice affermatasi nel corso dell’anno precedente".

In rete:
Il sito ufficiale dell’Edenstudio: www.edenstudio.it
Il sito della ufficiale testata L’insonne: www.insonne.net
Il sito di Cronaca di Topolinia: www.cronacaditopolinia.it

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