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Bambole di Carne - Intervista all'autrice Francesca Da Sacco
A cura di YattaaaStaff


Y: Ciao Francesca!
Bentornata su www.yattaaa.net. Ci eravamo incontrati qui già nel 2006 ed è un piacere riprendere alcune chiacchiere.
A Lucca è uscita la tua "opera prima", ovvero Bambole di Carne, una graphic novel (possiamo usare questo termnine?) che ti vede unica protagonista, ai testi e ai disegni. Cosa puoi raccontarci della genesi di questo lavoro? Si tratta di un progetto recente o lo coccolavi da tempo?


Cover di Bambole di carne, by Francesca Da Sacco FDS: E' un progetto di qualche anno fa, una storia "minore", che riempiva una sola pagina scritta e aveva tre studi. Inizialmente l'avevo intesa come una serie di illustrazioni, più che un fumetto vero e proprio. Poi, come faccio ogni tanto con i miei progetti nel cassetto, l'ho ripescato, l'ho riscritto e ristrutturato pensando ad una fiaba horror, in cui si narrava di abusi sui bambini.
Quando l'ho proposto a Taccolini dell'Arcadia, mi ha detto di sì quasi subito e poi mi ha lasciato fare. Si è fidato (o è stato ingenuo?? ;) e non mi ha chiesto neppure la sceneggiatura.

Y: A differenza delle tue "socie" dell'Eden Studio, tu scrivi i testi e disegni. Come ti sei trovata in questa duplice veste, rispetto al lavoro che svolgi solitamente in coppia?

FDS: Credo che fare la sceneggiatrice di me stessa sia più difficile. Tempo fa, quando disegnavo per hobby, non facevo le sceneggiature e la storia passava dalla mia testa al foglio da disegno. Adesso non mi posso più permettere una cosa del genere, però ho capito che, quando lavoro da sola, faccio prima a farmi un lay out dettagliato, con tanto di dialoghi e annotazioni, invece di una tradizionale sceneggiatura.
Troppo spesso mi trovo a cambiare, in corso d'opera, la sequenza che ho precedentemente immaginato.
Insomma, ho un modo di lavorare molto caotico, mentre quando faccio solo sceneggiature, che saranno disegnate da altri, sono molto più ordinata. Chissà, forse acquisendo maggiore esperienza nel disegno, diventerà più facile ^^

Y: Non sei l'unica a procedere in questo modo. Se la memoria non mi tradisce anche Vanna Vinci, ad esempio, ci ha raccontato che quando lavora su soggetti propri non ha una sceneggiatura precisa, ma attende l'evoluzione dei personaggi. Ma forse è così per tutti gli autori che lavorano su progetti propri. Come pensi ti troveresti a disegnare un albo intero scritto e sceneggiato da altri?

FDS: Mi è capitato solo un paio di volte, per un progetto in cui Francesco Matteuzzi scrive ed io disegno, ancora in elaborazione, e per un albetto promosso da Cartoon Club ed il Comune di Rimini per le opportunità di lavoro per Disabili, su sceneggiatura di Marcello Toninelli ( doveva uscire a Lucca, ma ci sono stati ritardi). Posso dire che sono parecchio fedele alla sceneggiatura, forse perché so cosa si trova a lavorare con un disegnatore che non rispetta quello che scrivi (mi è successo, sì ^^).
Per fortuna sia Matteuzzi che Toninelli sono sceneggiatori molto chiari e diretti, quindi non ho avuto problemi, ma ho sempre un po' di timore, perché non mi ritengo una disegnatrice esperta, anzi.

Y: Veniamo al fumetto vero e proprio. Lo abbiamo letto al ritorno da Lucca e... siamo rimasti folgorati! Per due motivi: perché è un bel lavoro, completo e omogeneo sia nell'aspetto grafico che in quello narrativo, e perché è un vero e proprio pugno nello stomaco! Partiamo dal contenuto: perché hai voluto affrontare un tema così forte e tragico come la pedofilia? Non è certo facile come "esordio"!

FDS: E' vero, diciamo che non sono proprio andata per il sottile. I dati sulla pedofilia sono davvero incredibili, da vergognarsi, ma sono dell'idea che non bisogna né dimenticare né cambiare discorso, quando si affrontano argomenti spinosi e scomodi.
Non ho pensato coscientemente "deve essere un pugno nello stomaco", anzi, se leggi le testimonianze di adulti che da bambini hanno subito abusi, Bambole di Carne è quasi leggero, purtroppo. Ho solo pensato che doveva essere leggibile da tutti, quindi non doveva essere un viaggio nel tunnel degli orrori, oltre al fatto che volevo dimostrare che uno stile come il mio non è adatto solo ai bambini.
Mi piace dire che un lettore che compra Bambole di Carne potrebbe non sapere esattamente a cosa va incontro. Qualcuno lo chiama "Pugno nello stomaco" ma io dico che traggo in inganno il lettore con uno stile "carino", per lasciarlo andare, dopo 46 pagine, con qualcosa che, spero, rimanga.

Cappuccetto Rosso, by F. Da Sacco (tratto dal suo portfolio on-line) Y: Decisamente rimane molto, dopo questa lettura! Nell'ambito del fumetto, più che nella letteratura, sorge l'equivoco della "lettura per bambini" o per adulti. Non sempre, infatti, un tratto onirico, fiabesco, stilizzato implica un contenuto adatto ai minori. Dallo stile manga al tratto come il tuo, passando per serie come Mafalda e i Peanuts, gli esempi sono tanti: tu cosa ne pensi?

FDS: Ci pensavo proprio in questi giorni, parlandone con Michela. Spesso è proprio lo stile meno realistico, il tratto fiabesco e stilizzato a risultare di più facile lettura rispetto ad uno stile realistico, permettendo, anche a chi di solito non legge fumetti, di capire tutto senza che l'occhio si perda in troppi dettagli. Al contrario, con storie molto semplici ma illustrate in modo pieno e dettagliato, come alcune di Taniguchi, per esempio, il lettore che legge il fumetto solo per caso, non riesce ad arrivare in fondo.
Agli albori il fumetto era fatto di forme semplici proprio per questo, perché non c'erano lettori di fumetti o di libri, ma soltanto lettori. Negli ultimi anni ho notato un ritorno alle forme semplici per trattare temi difficili. Un esempio sono le produzioni del Becco Giallo, in particolare mi vengono in mente gli albi di Claudio Calia (Porto Marghera in particolare).

Y: L'ambientazione è una città immaginaria e molto fiabesca, in contrasto naturalmente con quanto si racconta. A cosa pensi di esserti ispirata, e da un punto di vista grafico, e da quello della suggestione?

FDS: Non volevo una città con nome e cognome, ma un luogo ideale, il prototipo della città grande, che si sviluppa in modo disordinato e sulle spalle di chi ha meno soldi, che si trova in quartieri orribili. Di sicuro c'è qualcosa di Londra, ma forse anche Roma ^^
Le strade ponte non so come mi siano venute in mente, mi piaceva l'idea di cose aggiunte all'ultimo, a dispetto degli edifici. Forse perché non mi è mai piaciuto vedere dei piccoli paesi deturpati dal passaggio di un'autostrada.

Simon, Bambole di Carne, by Francesca Da Sacco (tratto dal suo portfolio on-line) Y: Per lavorare da "autore unico", hai scelto dei modelli da seguire tra gli autori unici del mondo del fumetto? In ogni caso, a quale autore ti sembra d'esserti avvicinata con questo tuo lavoro?

FDS: Non ho fatto scelte coscienti, ma forse istintivamente ho pensato ad uno dei miei idoli, Osamu Tezuka, che con poche pagine a disposizione, tratto semplice e storia tutto sommato lineare, riesce a darti dei colpi emotivi davvero notevoli. Non ho considerato esempi esistenti, mi sono limitata ad esprimere quello che volevo, senza cercare di somigliare a nessuno.
Non saprei dire se il mio lavoro ne ricorda altri.

Y: Parlaci un po' della realizzazione dell'albo dal punto di vista delle tecniche usate.

FDS: Un paio di anni fa decisi di fare un corso di acquerello, proprio perché mi sentivo incompleta. Facevo disegni che rimanevano miseramente a matita. Così, finalmente, mi sono messa d'impegno ed ho imparato la tecnica che più ritenevo adatta al mio stile ed al mio modo di essere.
Mi rendo conto che decidere di fare un intero fumetto con l'acquerello, dopo così poco tempo che avevo cominciato ad usarlo, sia stato un po' pretenzioso, ma lo stile "disordinato e sporco" mi pareva si adattasse, quindi, in definitiva, sono abbastanza soddisfatta del risultato.
Ho usato anche la matita, per fare un po' di contorni e pastello acquerellato.

Y: L'impressione alla prima lettura è che sia un volume molto originale e non solo per il modo in cui viene affrontato il tema portante. Pensi che ci sia qualche altra graphic novel a cui Bambole di Carne possa essere accostata? Come definiresti tu questo genere?

FDS: Penso a Persepolis, che pur raccontando di eventi molto drammatici con disegni semplici e stilizzati, è una storia quotidiana e realistica, senza elementi di fiaba, oppure a Lost Girls di Moore, in cui la fiaba entra in contatto con elementi realistici, e mi rendo conto che Bambole di Carne è distante da entrambi. Non saprei proprio a chi accostarlo.
Quanto al genere, mi piace la prima definizione data: Fiaba Nera.
Dopotutto esistono fiabe cupe, spesso avevano una morale e solo negli ultimi tempi il Cacciatore salva Cappuccetto Rosso.

Una tavola di Bambole di Carne, by Francesca Da Sacco Y: Sul tuo blog hai invitato i lettori a dare un nome al tuo stile, che e' effettivamente difficile da definire... cosa ne pensi della continua necessita' alla classificazione che si prova nel mondo del fumetto?

FDS: Incasellare e definire lo stile (sia grafico che narrativo) aiuta soprattutto quando devi promuovere un lavoro, per far capire (seppure in maniera molto limitata) di cosa si parla e se quindi può interessare. Possono dire che il mio stile ricorda Tim Burton e questo di sicuro attrae l'interesse di chi ama quello stile, anche se a vederli l'uno accanto all'altro il paragone cade.

Y: È importante avere la propria "casellina" ordinata, o non e' altro che un modo per risparmiar fatica nel descrivere il lavoro di un autore?

FDS: Importante? Più che altro comodo, anche se nel mio caso, alla fine, non ho saputo dare un nome al mio stile, nonostante i pareri esterni (tutti un po' troppo discordanti tra loro).

Y: E "La fattoria lungargine"??

FDS: E' un fumetto a cui tengo molto (anche se è una cosa molto piccola e con una distribuzione ridottissima), è nato alcuni anni fa e racconta le storie (quasi vere) degli animali di una piccola fattoria padovana, in cui lavoro part time da molto tempo. Da poco, è diventata una fattoria didattica, aperta alle scuole materne ed elementari che lì possono conoscere di persona gli animali, toccarli, ascoltare le storie che li riguardano. Credo sia importantissimo per bambini cittadini vedere che gli animali sono esseri viventi e che fanno versi differenti da quelli che insegnano i giochi (capita spessissimo che scambino il belato delle pecore per un muggito). Attualmente, tuttavia, il fumetto è in pausa. L'ultima storia risale ad un anno fa e non ha ancora visto la luce. Siamo in attesa di finanziamenti dal Comune di Padova per la promozione delle fattorie didattiche, e queste cose, purtroppo, richiedono sempre molto tempo!

Y: Anche senza nome, il tuo stile ci piace moltissimo! Anzi, per concludere questa bella chiacchierata di cui ti ringraziamo, ti chiediamo se hai qualche progetto "in fieri", magari da scoprire alla prossima Lucca?

FDS: Di sicuro di mio e abbastanza personale usciranno un paio di capitoli di Gli Scorpioni e il primo numero di Le Fiabe Nere: Farfalle (CdT), ma solo in veste di sceneggiatrice.
Storie come autrice mi piacerebbe, ora che ho dato il via, farne almeno una all'anno, di progetti ne ho molti, ma sto ancora lavorando alle proposte. Vi terrò sicuramente informati ;)

Y: Ha altro da dichiarare a sua discolpa, signorina? :-)

FDS: Non è colpa mia se ho deciso di fare la fumettista ;P
Però sono contenta, anche se è un lavoro difficile, che richiede grande tenacia.
Ho sempre avuto l'ambizione di lavorare a progetti personali ed ora comincio a vedere qualche possibilità. A parte Bambole di Carne, sono riuscita a lavorare con Michela (Da Sacco, n.d.r.) a Gli Esiliati (CdT) ed ora con Manuela (Soriani, n.d.r.) a Le Fiabe Nere: Farfalle (sempre CdT), due storie con un tema a me molto caro, la metamorfosi, intesa come cambiamento radicale, necessario alla sopravvivenza.
Narrare storie è una delle cose più belle che ci siano ^__^

Y: Cara Francesca, grazie del tempo concesso a Yattaaa e... in bocca al lupo!

***
Biografia:
Francesca Da Sacco nasce a Padova nel 1971 dove si diploma al Liceo Artistico.
Nel 1992 esordisce con la sorella Manuela ideando e sceneggiando Jan e Mysia, per la rivista di fumetto amatoriale Casablanca.
In seguito realizza per l'editore Indy Press i testi e i disegni de Il Re Rosso.
Dal 2000 al 2003, per le Edizioni Orione, lavora a diversi soggetti e sceneggiature delle serie Fantasy Warriors e Ares: Klaus principe dei non morti. Per lo stesso editore crea e sceneggia la serie di 8 numeri Harmoran per i disegni di Michela Da Sacco.
Per Cronaca di Topolinia, scrive sulle serie Avalonia, La stirpe di Ho Lan e MIS.
Scrive, su soggetto di Giuseppe Di Bernardo, lo speciale L’insonne per CartoonClub, "Demoni D'Amore Negato" (disegni di Michela Da Sacco), in occasione della I edizione di CASACOMìX (2006). Sempre per L’insonne scrive il nuovo speciale per l’Insonne Day, "Occhi dall'Abisso", su soggetto e disegni di Giuseppe Di Bernardo.
Disegna per Red Whale su L'isola dei gatti pirati 2 (Geronimo Stilton) della Edizioni piemme.
Nel 2006 le viene assegnato, in coppia con la sorella Michela, il Premio ANAFI "Albertarelli" come "giovane disegnatrice affermatasi nel corso dell’anno precedente".
Bambole di Carne è il suo primo lavoro "solista".

In rete:
Il sito ufficiale dell’Edenstudio: www.edenstudio.it
Il Blog di Francesca Da Sacco: francescadasacco.blogspot.com/
Il Portfolio on-line di Francesca Da Sacco: francescadasacco-portfolio.blogspot.com/
Il sito ufficiale della testata L’insonne: www.insonne.net
Il sito di Cronaca di Topolinia: www.cronacaditopolinia.it

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