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Come hai pensato di diventare sceneggiatrice
di fumetti? Casualità o hai seguito un tuo desiderio a lungo covato?
AT - Assoluta casualità. È colpa - o merito - di Stefano
Piani e Alberto Ostini, due amici dei tempi dell'università. Mi
hanno invitato a propormi, visto che la redazione era alla ricerca di
una donna per scrivere Legs e io - completamente a digiuno di scrittura
fumettistica e non poi questa gran conoscitrice di quel mondo - ci ho
provato. All'inizio ho scritto e riscritto per appropriarmi di alcuni
meccanismi base, poi ho imparato. Almeno, credo. Anzi, no, ne sono convinta!
Come è per te il mondo del fumetto visto da dentro? È
diverso da come te lo immaginavi?
AT - Onestamente non avevo aspettative. Certo è che in questi
otto/nove anni durante i quali ho lavorato nel settore e frequentato l'ambiente
sono cambiate un po' di cose. Almeno per quanto riguarda l'ambito che
conosco io, che è soltanto una porzione del mondo del fumetto nel
suo complesso. Per esempio, all'inizio della mia esperienza, mi sembra
fosse tutto più dinamico, poi le cose si sono un po' fermate: è
un fatto che il fumetto popolare italiano stenti a decollare fuori dei
nostri confini e che quello che funziona in Francia fatica ad affermarsi
da noi (lo stesso prodotto vende in Francia anche dieci volte di più
che in Italia...). E questo anche a fronte della forte diminuzione delle
vendite del fumetto popolare italiano sul nostro territorio.
Cosa te ne pare del mondo del fumetto al femminile? Ci sono poche
donne che sceneggiano in Italia... a chi o caso lo attribuisci?
AT - Mi sembra che parlare di "fumetto al femminile" in
Italia sia difficile, nel senso che quasi tutto quello che c'è
in giro è prodotto da uomini (creatori di personaggi, scrittori).
Forse, sul fronte dei disegnatori le ragazze sono più numerose,
però - mi pare - sono in maggioranza esecutrici di progetti di
altri. Di Vanna Vinci o di Sara Colaone - tanto per citare due mie amiche
- non ce ne sono poi molte.
Credi che per un uomo sia possibile sceneggiare a fondo un personaggio
femminile, e viceversa?
AT - Sono serenamente convinta che se un professionista è tale,
cioè ha capacità e almeno un po' di esperienza, riesca a
ottenere comunque buoni risultati. Che possono migliorare con l'entusiasmo,
la sensibilità, l'apertura mentale.
Il fumetto è essenzialmente "maschile" (scritto
da uomini e pubblicato da uomini?) oppure è soltanto un luogo comune?
(v. produzione giapponese?)
AT - Credo che fosse un mondo esclusivamente maschile sino a 15/20
anni fa (almeno in Italia). Ora come ora, mi sembra che ci siano molte
lettrici in più, ma, forse, non trovano poi queste grandi novità.
Insomma, credo che il pubblico sia cambiato, il prodotto un po' meno.
C'è qualche autore, di libri o di fumetti a cui ti ispiri o
a cui ti sei ispirata per le tue storie? Solitamente leggi fumetti? Cosa?
AT - No, la mia formazione è principalmente letteraria e cinematografica.
In tempi successivi si è aggiunta la televisione e soltanto da
ultimo il fumetto. Lavorando in quest'ambito ho ricominciato a leggerne,
di americano, di giapponese, di francese, ma raramente mi sono entusiasmata.
Anche se qualche colpo di fulmine mi è capitato, come nel caso
di Frank Miller.
Ci racconti, a mo' di manuale di scrittura per fumetti, come parte
un'idea, come la elabori e poi come finisce in un soggetto? Pensi già
subito alla sceneggiatura o preferisci elaborare nei dettagli il soggetto?
AT - L'idea è il processo meno descrivibile. Nel senso che ognuno
credo abbia un percorso personale. I soggetti che poi sviluppo possono
prendere l'avvio da tanti spunti: dalla cosiddetta "vita vissuta"
(qualcosa che vedi, che ascolti) come dalla lettura di un giornale, dalla
visione di un film, dalla lettura di un libro. Spesso questi spunti si
combinano e - opportunamente elaborati - si trasformano in un soggetto.
In quanto alla stesura, mi adeguo alle richieste che mi vengono fatte:
se si vuole un soggetto dettagliato, lo faccio; se se ne vuole uno succinto,
va bene lo stesso. In fase di sceneggiatura, comunque, qualche cambiamento
finisci per farlo comunque.
Come è il tuo rapporto con Legs? Come trovi il personaggio?
E le sue storie? Pensi di essere riuscita a interpretare un fumetto complesso
come quello di Legs?
AT - La Legs che ho conosciuto io all'inizio era divertente e interessante.
Poi temo abbia perso man mano carattere, coesione, senso. Un peccato di
cui mi rammarico non poco. Io mi ci sono accostata con entusiasmo, dando
sfogo - per quanto possibile - a quello che la mia sensibilità
mi suggeriva, nel rispetto delle caratteristiche e dei limiti del personaggio.
E poi mi sono divertita con Legs più di ogni altra cosa. Nonostante
rimanga soddisfatta del mio Nathan n.151, dei miei Agenzia Alfa e persino
degli albetti.
Le tue storie legsiane sono state tutte molto apprezzate dai lettori.
Cosa credi che renda particolari queste tue storie rispetto a quelle dei
tuoi colleghi?
AT - È la prima volta che mi viene detta una cosa del genere
e ovviamente mi fa piacere. Non vorrei né saprei esprimermi nel
confronto con i "colleghi", alcuni dei quali sono persone che
stimo moltissimo. Posso dire soltanto una cosa e cioè che alcuni
scrittori tendono a inserirsi in uno o più generi o, meglio, a
occuparsi di alcuni temi specifici dai quali difficilmente escono; altri,
invece, desiderano spaziare ad ampio raggio e riescono a esprimersi nelle
varie situazioni. Penso che quest'ultimo sia più il mio caso.
Come sono stati i rapporti con la redazione di Nathan e Legs e con
la Casa Editrice in senso lato?
AT - Non è una domanda cui io possa rispondere, essendo sempre
stata un'ospite della nostra come di altre redazioni, ma non essendo appartenuta
a nessuna. M'immagino che gli alti e bassi si siano alternati, ma non
saprei dire quale sia stata la fase prevalente. Anche se, forse, possiamo
immaginarcela...
A cosa attribuisci lo scarso successo editoriale legsiano? Hai letto
gli albi del nuovo corso legsiano? Cosa ne pensi?
AT - Non mi risulta che ci sia stato uno scarso successo editoriale
per Legs, se non in tempi piuttosto recenti. Credo piuttosto che il personaggio
sia un po' fuori schema rispetto alla classica testata bonelliana e che
non sia stato sostenuto come si sarebbe potuto. Confesso di aver letto
soltanto un albo del nuovo corso e, quindi, di non avere un'opinione in
proposito. So che quando codesto nuovo corso ci è stato prospettato,
ho avuto la sensazione che il personaggio perdesse alcune prerogative
originali, andando ad appiattirsi su Nathan.
La chiusura di Legs lascia purtroppo aperta una sottotrama creata
da te, quella relativa al Leviatano. Visto difficilmente avrai l'occasione
di chiuderla ti piacerebbe dirci come avevi intenzione di portare avanti
la tua trilogia legsiana?
AT - È passato del tempo e credo che adesso la porterei avanti
e chiuderei in maniera un po' diversa da come l'avevo pensata in origine.
Comunque, gli alieni con il Leviatano non c'entrano: si tratta di una
"evoluzione" dell'uomo capace di coniugare i migliori risultati
della ricerca cibernetica con i migliori di quella biologica. L'obiettivo
sarebbe quello di ottenere una razza umana efficiente e praticamente priva
di problemi e, quindi, il migliore dei mondi possibili, dove regna il
principio secondo cui il fine più alto è l'utile (come qualche
filosofo inglese del Seicento ha già affermato...). E' chiaro che
in tutto questo emergono seri problemi di natura etica, per esempio.
Con quale disegnatore/trice ti sei trovata in particolare sintonia?
Sei esigente o preferisci dare ampia spazio al disegnatore?
AT - Devo dire che non ci sono mai stati problemi con nessuno. Preciso
anche che tendenzialmente né lo sceneggiatore sceglie il disegnatore
né viceversa: le assegnazioni vengono fatte dalla redazione, che
- in qualche caso - può seguire un'indicazione che viene dall'uno
o dall'altro. I due con i quali ho lavorato più spesso - pare con
reciproca soddisfazione - sono stati Simona Denna e Andrea Bormida, ma
è stato un caso. Con altri, che sono amici, mi sarebbe piaciuto
lavorare, ma non si è verificata l'opportunità. Ammetto
che con Lola Airaghi si è formato un sodalizio davvero eccezionale
anche sul piano umano, tanto che continuiamo a cercare occasioni per combinare
qualcosa insieme.
Tempo fa si accennava a una tua possibile storia per Martin Mystère.
E' stato accantonato questo progetto oppure possiamo ancora sperare di
leggere questa storia? Quale mystero ci avresti raccontato?
AT - Progetto accantonato non tanto per motivi creativi quanto per
questioni pratiche nelle quali non è il caso di addentrarsi. Sono
grata ad Alfredo Castelli per l'opportunità offertami e la schiettezza
che mi ha sempre dimostrato. E' stato anche generoso nello scrivere la
postfazione di un mio libro a cui tenevo e tengo molto.
La Bonelli ha chiuso o sta per chiudere molte testate di recente, e sta
effettuando cambiamenti radicali, come la bimestralità di alcune
testate, o il cambio di formato. Cosa pensi di questa evoluzione? Dove
si sta dirigendo la Bonelli?
AT - Penso che la Bonelli si sia mossa in ritardo e poco a fronte dei
grandi cambiamenti che sono intervenuti negli ultimi anni (i videogames,
il grande successo della serialità televisiva eccetera). Non so
se sia presente una strategia allo stato attuale delle cose e, quindi,
dire dove stia andando la casa editrice è assai difficile.
In Italia, Disney e Bonelli "soffocano" in un certo senso
il mercato, specie per quanto riguarda i giovani e gli emergenti. La Star
Comics e la Free Books stanno cercando, in parte, di invertire la tendenza,
accogliendo nuovi autori e proponendo testate alternative a quelle "classiche":
come credi che stia reagendo il lettore a questi eventi?
AT - Non lo so. Credo che qualche risposta in questo senso potrebbe
venire interpellando la Star e la Free. Certo che le dimensioni e la forza
di Bonelli e Disney rendono molto difficile affermarsi per chiunque abbia
risorse inferiori.
Finora hai collaborato con fumetti creati da altri. Dovessi decidere di
realizzarne uno tutto tuo verso quali generi e personaggi ti indirizzeresti?
AT - Mi piace la fantascienza e di qualcosa in materia si era discusso.
Si trattava di qualcosa di diverso rispetto a Nathan e Legs: niente indagini,
più avventura, politica, filosofia. Poi sono un'appassionata di
storia e c'è un progetto già piuttosto formato, con persino
delle tavole - peraltro splendide - disegnate da Lola Airaghi: chissà,
forse un giorno...
Parallelamente al fumetto abbiamo visto che hai una prolifera attività
di saggista: in questo settore a cosa stai lavorando attualmente?
AT - Spottone pubblicitario!! Il 21 ottobre esce nelle librerie il
primo volume della collana "i Telenauti" di cui sono curatore.
Si tratta di monografie (con guida agli episodi, curiosità e corredo
critico) dedicate alle serie tv. Il primo libro è su "Stargate
SG-1" e ne sono autore insieme a Elisabetta Vernier (l'editore è
Delos Books). Ho cominciato a collaborare anche con un nuovo mensile che
si trova nelle edicole con il primo numero da circa una settimana, che
si chiama "Series". Nei prossimi mesi spero di tornare ad affiancare
all'attività di saggista anche quella di autore per la televisione:
il processo è lento, ma prima o poi ci si potrebbe arrivare...
Ultima cosa: dal 6 al 16 ottobre a Lugano (sì quella in Svizzera
a un'ora da Milano) ci sarà ManorFumetto, splendida manifestazione,
in questa edizione dedicata ai lavori di ambientazione africana di Hugo
Pratt. Sarò a Lugano dal 6 al 10 a promuovere il catalogo della
mostra di tavole originali e di omaggi di illustratori contemporanei (fra
cui Lazzarini e Airaghi) che contiene persino una mia poesia... Poi, ci
sarà anche un racconto storico-horror, scritto da me e illustrato
da Lola, pubblicato dalla Glamour (che, quindi, si dovrebbe trovare anche
in Italia da fine ottobre...).
Quali altri personaggi, bonelliani e
non, ti piacerebbe scrivere (nessun limite alla fantasia ^____^)?
AT - Mi sarebbe piaciuto scrivere Dampyr e se n'era anche parlato con
il buon Boselli, ma non abbiamo combinato. E mi piacerebbe scrivere Daredevil,
Batman e L'Uomo Ragno. Sono di poche pretese vero?
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