Home |  Chi siamo |  Fumette |  Pensieri & Parole |  Speciali |  Tavole & disegni |  Link |  La Mailing List |  Credits  
 



Rutu Modan
"Unknown/Lo sconosciuto"


Rutu ModanRutu Modan è una ragazza discreta, tranquilla ma molto decisa.
Rutu Modan è israeliana, scrive storie e le disegna. Fa fumetti in Israele, un paese nel quale l'idea della realtà e dellasua descrizione fantastica potrebbe sembrare stridente, inopportuna, impossibile.

Al Museo Ebraico di Bologna - che si trova in un angolo di quello che per un breve periodo del 16° secolo è stato il ghetto della città - c'è una piccola e graziosa mostra delle tavole "non originali" di Rutu Modan, e venerdì pomeriggio c'è anche Rutu Modan in persona, in una sala gremita di gente. Alla sua sinistra Sarah Kaminsky (docente di lingua e letteratura ebraica a Torino) e Luca Baldazzi (giornalista ed esperto di fumetti), il direttore del museo e l'Associazione Hamelin, ideatrice del festival.

Sento, mentre mi siedo ad ascoltare queste tante voci, che sto ritrovando l'atmosfera che ho già assaporato martedì sera alla Galleria L'Ariete, con un sapore in più di spezie mediorientali.

Rutu viene introdotta con una breve nota biografica: nasce nel 1966 a Tel Aviv, città giovane sulla costa mediterranea di Israele. Si trasferisce a Gerusalemme per studiare alla famosa Bezalel Academy of Art & Design dove si diploma nel 1995 e dove oggi insegna. È giornalista e illustratrice per quotidiani israeliani e, come spesso accade a chi lavora nel settore in Israele, scrive ed illustra libri per l'infanzia. Ha vinto il Premio Will Eisner nel 1999 nella categoria "Migliore antologia a fumetti dell'anno". La pubblicazione più recente di Rutu Modan è "Unknown/Sconosciuto", graphic novel uscita in anteprima mondiale per l'italiana Coconino Press e in procinto di uscire in Spagna, Francia e Stati Uniti.

Unknown/Sconosciuto


Dopo i ringraziamenti di rito, l'incontro entra nel vivo e la parola passa a Sara Kaminsky, anch'ella israeliana ma trapiantata da tempo in Italia. Più con la passione per la letteratura (e per il suo Paese) che con il piglio da professoressa, comincia una breve ma appassionata critica del romanzo di Rutu. Sarà per la mia formazione prettamente umanistica, sarà che in passato mi sono occupata di ebraismo e che da un po' di tempo sono appassionata di fumetti, mi sembra davvero che questo sia un viaggio entusiasmante!

Il fumetto in Israele - spiega Sara - è un genere di intrattenimento di nicchia. Come conferma Rutu in seguito, gli unici fumetti che circolavano in Israele fino agli anni '80 erano quelli dei supereroi americani, i più famosi. Per il resto non esisteva fino a poco tempo fa alcuna tradizione israeliana del fumetto. In forte contrapposizione con una tradizione culturale e letteraria di più di 3000 anni!

Vi è infatti un problema intrinseco alla cultura ebraica che influenza moltissimo la vita artistica in Israele, vale a dire il forte valore di sacralità insito nella lingua ebraica, il significato profondo attribuibile ad ogni lettera dell'alfabeto ebraico, l'immagine stessa della lingua nei segni dell'alfabeto. Usare i segni nell'ebraismo, cioè disegnare, è potenzialmente un'azione ricca di significato, che va ben oltre la semplice narrazione di un fatto. Con queste premesse è facile capire che conflitto si possa creare tra la sacralità del segno e la novità del fumetto come mezzo espressivo. Il fumetto, infatti, unisce lingua, segno letterario e segno grafico.

Un disegno di Rutu ModanA noi europei di formazione greco-cristiana può sembrare un'inutile querelle, ma per un'israeliano per quanto "laico" è impossibile astrarsi da tutto ciò.

Un altro punto importante per la letteratura ebraica israeliana è la produzione di libri per l'infanzia. L'ansia di memoria provocata dalla Shoah si impianta su una attenzione all'infanzia già presente nella tradizione ebraica: ne nasce una produzione densissima di libri per bambini nei quali la lingua poco a poco sposa l'illustrazione dando vita a un movimento raffinatissimo. Al contrario, la leggerezza associata al fumetto impedisce questo connubio per lungo tempo.

Rutu Modan è una delle prime - certamente la prima donna! - che in Israele cerca di produrre fumetti, ispirandosi al concetto di graphic novel. Dai suoi lavori,e da "Lo Sconosciuto" in particolare, emerge una visione molto profonda dell'umano, allo stesso tempo la sua narrativa non attraversa temi speciali ma si dipana attraverso le banalità del vivere quotidiano.

Questo è certamente una caratteristica che sorprende il lettore occidentale, che possiede un'immagine dura e cruenta della vita in Israele. In realtà - come spiega Rutu stessa - in Israele si vive in modo molto normale, la quotidianità è banale come in ogni altra parte del mondo. Dunque, la storia che si narra nel suo fumetto è delineata in termini molto semplici, anche graficamente il tratto riprende la tradizione franco-belga, simile a Tin Tin.

I filoni narrativi della storia sono pochi e classici: da un lato abbiamo la trama "gialla", con l'attentato alla stazione di Hedera e il ritrovamento di un corpo del quale non si conosce l'identità, e sul quale s'innesca la trama dell'indagine. Dall'altro c'è la storia d'amore tra Numi e Kobi, entrambi legati allo sconosciuto, due realtà divise che a poco a poco trovano il modo di avvicinarsi, comprendersi e amarsi.

La semplicità del racconto di Rutu Modan rende al lettore una storia molto umana, che non ha nulla di eroico. In essa emerge tutto della società israeliana contemporanea, le luci e le ombre, l'ironia, il comico e anche le tristezze d'Israele. Il risultato, ci dice Sara Kaminsky, è un forte senso di fiducia nella vita, la convinzione che vivere è necessario. Questo senso di speranza è tipico delle generazioni giovani in Israele, dei quali Rutu è una voce fortemente espressiva (non è un caso, infatti, che l'inno nazionale d'Israele si intitoli "Ha-Tikwa", cioè "La Speranza").

La galleria di tavole esposte

Luca Baldazzi, invece, ci propone alcune riflessioni che racchiuderei in parole-chiave come ricostruzione dell'identità, nuovo inizio, ricerca. I due protagonisti infatti costruiscono, attraverso la conoscenza reciproca, una nuova identità per se stessi, cominciano una nuova vita, quindi un nuovo inizio. La ricerca è il mezzo, il processo attraverso il quale i due protagonisti approdano al nuovo inizio.

Come ha cominciato Rutu Modan a fare fumetti? Quando? E in che clima?
"Ho cominciato a disegnare fumetti prima ancora di leggerli". Per due motivi: da bambina, prima ancora di cominciare a leggere Rutu disegnava storie per sua madre; da adolescente, gli unici fumetti che circolavano in Israele erano i supereroi americani ("ed essendo una ragazza non ero interessata a quel mondo"), quindi si può dire che Rutu abbia scoperto il fumetto da lettrice a 20 anni.
E noi ci lamentiamo che il mercato in Italia non è come quello francese o giapponese!

Quando Rutu ha cominciato a disegnare con più consapevolezza, cioè negli anni '80, i disegnatori nell'ambito del fumetto in Israele erano pochissimi. Certo non esistevano donne che facessero questo lavoro, mentre era ben più frequente la figura dell'artista illustratore. Ma questa mancanza di una tradizione di riferimento, come artista e come donna, non è stata un problema per Rutu Modan, che a differenza di un disegnatore italiano, francese, belga o americano, ha avuto fin da subito la libertà di non ispirarsi a nessuno, o meglio di ispirarsi a tutti! Non ha dovuto seguire nessun percorso predefinito, non ha dovuto seguire le orme di grandi artisti, ma si è rivolta a chi preferiva lei stessa.

Certamente, non avere una tradizione significa anche non avere un pubblico!
Dunque, quando con altri "fumettari" si è messa a disegnare e ad autoprodursi, l'hanno fatto per passione, non perché ci fossero già un mercato e un pubblico cui riferirsi: "In pratica abbiamo creato noi il mercato, poi è nato il pubblico". Ingegnoso!

La scena israeliana è quindi una scena indipendente? E il mainstream?
In Israele esiste solamente il fumetto indipendente.
Il mainstream è costituito dalla produzione americana, mentre la produzione "autoctona" è talmente di nicchia che è definibile solo come indipendente. "Alternative is more popular than mainstream"...

Rutu Modan

Per quanto riguarda i suoi personaggi, sono tutti israeliani, non ci sono arabi nei suoi racconti per una ragione tanto semplice quanto inquietante: i cittadini israeliani e gli arabi conducono vite totalmente separate, la politica, senza fare leggi specifiche, è riuscita a separare i due mondi, che però esistono. Rutu descrive Israele così come lo vive lei, assieme a altri milioni di israeliani.

In "Unknown/Sconosciuto" i protagonisti sono due: Numi e Kobi. Per creare Numi la Modan ha detto di aver pensato a cosa è una donna per lei, a come lei stessa vede le donne. Non a come il grande pubblico o gli uomini vedono le donne. Quindi Numi ha un fascino tutto suo, che non deriva dall'avvenenza fisica ma dal carattere. L'autrice ha voluto che il lettore "si innamorasse" di Numi mano a mano che la lettura procede, conoscendola, così come accade nella vita reale.

Per quanto riguarda invece il personaggio maschile... su questo punto Rutu ha detto di avere avuto più problemi: "conosco gli uomini" ha detto, ma non quanto le donne (naturalmente, aggiungo io!). Quindi ha definito Kobi per contrasto con l'immagine della donna e ha trovato due differenze eclatanti: agli uomini piace il calcio (alle donne no) e gli uomini sono più cauti quando si tratta di amore! Come contraddirla?

Tecnicamente, le tavole che si vedono esposte in mostra in giro per il mondo sono dei "non originali". Non esistono, infatti, originali dei lavori di Rutu, perché disegna e colora direttamente con il computer. Il PC è per Rutu nulla meno di una pennello, considera lo strumento digitale alla stregua di uno strumento classico. L'importante per Rutu Modan è che la stampa sia perfetta (certamente questo dovrebbe contare per qualunque fumettista e sempre per l'editore, n.d.r.). Con il computer si possono fare cose nuove: non avendo una tradizione... si è liberissimi di fare innovazione!

Le tavole

Nonostante tutto, però, Rutu è legata alla tradizione del suo paese, alla storia del suo popolo e in qualche modo questo traspare dai suoi fumetti. Soprattutto emerge la speranza, ha-Tikwa.

Museo Ebraico di Bologna, venerdì 17 marzo 2007

***
Per approfondire:

Actus Tragicus Comics Group - official website
Rutu Modan in the Israel Cultural Excellence Foundation
Rutu Modan in Wikipedia


BilBOlbul FestivalBilBOlbul FestivalBilBOlbul FestivalBilBOlbul Festival

inizio

 
  Home | BilBOlbul su Yattaaa.net | Sito ufficiale BilBOlbul  

Tutte le immagini riportate sono prottette da copyright © Sergio Bonelli Editore o dei rispettivi proprietari.
Sito amatoriale senza scopo di lucro.