
In punta di pennino.
Metti Vanna Vinci in una galleria d'arte.
Martedì 13 marzo sera, Galleria l'Ariete, via Marsili a Bologna.
Solo un'insegna sotto il portico: si entra da un portone, si attraversa uno spazio interno, si entra in un'altra porta senza sfarzo e ci si ritrova in una saletta già pronta ad ospitare una trentina di uditori e due oratori. Tutto sotto gli occhi vigili di alcuni quadri a colori forti.

Marco ed io entriamo per primi, fuori tre ragazze che mi sembra di avere già visto aspettano che qualcuno rompa il ghiaccio. Poi arriva Vanna assieme a Giovanni Mattioli e si ferma a chiacchierare del più e del meno. Anzi, no, di fumetti! D'altra parte di cosa parla un "fumettaro" se non di fumetti?
Ma si può parlare di fumetti in una galleria d'arte?
Si deve parlare di fumetti!
Sbuca da un'altra porta Patrizia Raimondi, che gestisce questo angolo d'arte. Ha un volto particolare, sembra uscita da un film in bianco e nero, occhi grandissimi, capelli biondi, lineamenti d'altri tempi, ma in realtà mi dicono che sia "molto bolognese"". Accoglie Vanna come si fa con i grandi artisti. Comincio a sentire l'atmosfera giusta!
Piano piano arriva gente e quando Giovanni comincia a parlare della vita fumettosa di Vanna, le sedie sono quasi tutte occupate.
E' sempre un po' buffo e anche molto bello sentire Giovanni che racconta Vanna: l'editore racconta la sua artista di punta, che è anche la sua compagna.
Possiamo essere sicuri che quello che dice è vero e comprovato, che Giovanni conosce il lavoro di Vanna come le proprie tasche.
Vanna è autrice di fumetti dalla fine degli anni '80, ha sempre creato storie non seriali, piccoli romanzi al massimo divisibili in capitoli. Graphic novels, come le chiamiamo oggi. Ha creato la maggior parte delle sue opere a Bologna, immersa in una tradizione del fumetto longeva, molto viva. La città la affascina e sembra che le condizioni siano state da subito favorevoli alla crescita dell'artista.
Sia dal 1991 con la Kappa Edizioni che anche prima con Granata Press e Linus, i lavori di Vanna vengono pubblicati su riviste, un mezzo che per molto tempo è stato fondamentale per la cultura fumettistica italiana e che ha sdoganato il fumetto come genere letterario adulto ed impegnato, soppiantando l'impostazione infantile e leggera del genere popolare.
Vanna crea "fumetto d'autore", ci dice Giovanni. Che è una definizione a volte ostica, difficile, ma che è "la migliore che abbiamo trovato fino ad ora", ci dicono in coro. Da parte mia la trovo ottima. Esiste la canzone d'autore, perchè non anche il fumetto?
Giovanni ci porta dalla biografia di Vanna in breve fino alle sue storie (che in realtà sono parte integrante della biografia di Vanna).
Vi riporto qui solo alcune parole chiave che illustrano perfettamente cosa si legge nei suoi romanzi a fumetti: mistero, oscurità, situazioni di confine interiore e viaggi al confine reale, altri mondi, fantastici, la ricerca - movimento interiore e psicologico.
Verso la fine dell'incontro un uditore ha chiesto a Giovanni cosa, secondo lui, trova il pubblico nelle opere di Vanna. Perchè puntare su Vanna?
Stavo per rispondere io, ma la mia riflessione la propongo qui: la prima volta ho incontrato Vanna sulle pagine di Legs Weaver. Ho pensato e detto ad alta voce "Ma perché cavolo la fanno disegnare?". Mi pareva totalmente fuori posto. Incapace, in una cornice come quella bonelliana. Poi ho letto "Una casa a Venezia", "Lillian Brown", i romanzi bolognesi fino ad "Aida al confine".
Me ne sono innamorata! Una folgorazione.
Prima non la capivo, poi ho intuito il silenzio, la discrezione, l'intimità, la ricerca, il desiderio di comunicare. Ho intuito l'artista.

E la complessità delle situazioni e dei personaggi raccontati: i vampiri, i fantasmi e i folletti di Vanna - spiega Giovanni - sono lo specchio di noi stessi, sono la nostra intimità realizzata e posta dinnanzi ai nostri occhi, sono "l'altra parte". Proprio come Aida si imbatte nel nonno e poi nello zio, entrambi morti, così noi ci imbattiamo nei personaggi di Vanna e con loro compiamo un breve viaggio dentro noi stessi.
Se non è arte questa...
Mondi fantastici e realtà si compenetrano, senza soluzione di continuità. E non fanno rumore, non uccidono, non odiano, non si autodistruggono. Al massimo si ode (si legge?) una leggera musica.
La breve introduzione di Giovanni termina con una domanda secca, di quelle che non basta una vita forse per rispondere bene: "Vanna, come nascono i tuoi personaggi?"
Gulp!
Io risponderei che i personaggi di Vanna, messi l'uno accanto all'altro - compresa la Bambina Filosofica - SONO Vanna!

Comunque, piano piano entriamo nel processo creativo: Vanna fa girare un libricino - che avevo già visto quando non era ancora pieno zeppo di schizzi, prove, annotazioni, foglietti inseriti e incollati con altri schizzi. In questo quaderno c'è la ricerca grafica per il volto di Sophia e Rino, ma si intravede anche Aida.
Quando Vanna crea un personaggio ha alcuni punti fissi: deve creare una linea grafica e narrativa riconoscibile; stabilisce le dinamiche interne del personaggio e quelle che sono le dinamiche relazionali con gli altri elementi della storia. E poi le protagoniste sono tutte femmine, tutte giunte, in un modo o nell'altro, ad un bivio. Hanno appena preso delle decisioni o devono farlo: sono, comunque, tutte destinate a compiere delle azioni forti.
Per tutti i personaggi, sia per le protagoniste che per i loro compagni di viaggio, è decisiva la ricerca. Alchemica e interiore. Nel presente, ma in combinazione con il passato, attraverso piani sovrapposti.
Lo spunto narrativo, invece, per far nascere un personaggio è spesso "microscopico". Ed è il concretizzarsi di un desiderio o di una necessità di Vanna stessa. Credo che la traccia più evidente e più bella la si trovi in
"Aida al confine". Io ho sentito subito una profonda sintonia e stima per i fili sottili che sono dietro a questo bellissimo romanzo a fumetti!
Graficamente Vanna e Giovanni ci hanno parlato di una ricerca sull'architettura (Vanna ha fatto girare un libro gigantesco sui sotterranei di Parigi... ci sono cose incredibili là sotto!) e sulla opposizione tra ambiente urbano e natura selvaggia, che lo compenetra e si nasconde nei suoi meandri.

Il tempo e il paesaggio sono entrambi protagonisti e spesso i riferimenti temporali influiscono sull'ambiente circostante la protagonista, come in Aida. C'è "sovrapposizione tra l'essere umano e il paesaggio". A questo punto Vanna ha sfoderato quattro o cinque tavole più grandi delle altre. Da qualche tempo - ci racconta - sta lavorando a una intuizione nata vedendo un libretto di ritratti di
Georgia O'Keefe nella sua casa di Ghost ranch, New Mexico (
www.okeeffemuseum.org). La pelle dell'ormai anziana pittrice riprende i solchi della terra arsa dal sole e spazzata dal vento. Così nelle tavole di Vanna si vede un profilo della O'Keefe, terra, teschi di animali. Tutti immersi nel silenzio vinciano.
Per essere fedele alla realtà, pur filtrata attraverso i suoi occhi di artista, Vanna si documenta con volumi illustrati - e dovreste vedere che biblioteca è casa sua! - fa foto proprie, a volte correndo qualche... pericolo. E sono importanti le fonti, anche quelle letterarie, quelle che ancorano il mistero alla realtà e per contrasto (o forse per assenza di un contrasto) sottolineano il senso di essere al confine, al limite.
Vanna è un po' al limite: un po' Aida quando parla sottovoce di se stessa, un po' Sophia quando fa l'alchimista, un po' Bambina Filosofica quando lascia libero il suo lato più graffiante. Dice di essere disordinata, poi però nella sua vita - artistica e personale - sfodera una grande disciplina. Forse per necessità, ma lavora tanto sulla disciplina. "L'inchiostratura è sempre stata una ossessione per me. Adesso è una necessità". Tanto che fa la lista della spesa quando amici e colleghi vanno in Giappone, dove è ancora possibile trovare arnesi del mestiere ormai rari in Italia. Tra matita e inchiostro l'autore-disegnatore trova il suo compromesso tra la freschezza della matita, del primo tratto istintivo e il controllo del pennino. Se dapprima c'è la paura di inchiostrare una matita, alla fine c'è la necessità di disciplinare le tracce disegnate, di scegliere, tra le tante possibilità, la migliore.
È certamente una grande sfida, sulla carta ma anche nella vita: prendere la decisione definitiva.
inizio