Di poco più giovane di C.L.Moore, Leigh Brackett esordì pochi anni dopo la collega, nel 1940 (per le notizie biografiche e un approfondimento critico rimando ad un interessante articolo di Lanfranco Fabriani e ad un altro articolo di Paul Di Filippo centrato in particolare sulla sua prima produzione).
Narratrice di grande temperamento epico e drammatico, Brackett fu autrice eclettica, spaziando dalla fantascienza e fantasy alle detective stories, e fu sceneggiatrice cinematografica di talento. Nel campo della fantascienza le sue opere si segnalano per il ritmo e la fluidità accoppiate alla vivida rappresentazione di personaggi energici e a un purissimo sense of wonder che univa perfettamente scenari e temi sword&sorcery con la space-opera e il planetary romance, probabilmente il suo modulo narrativo preferito. Come C.L. Moore anche Leigh Brackett fu scrittrice stilisticamente ben più matura della gran parte dei suoi contemporanei del campo; come lei sposò un collega, Edmond Hamilton, uno degli scrittori di maggior successo degli anni ’20 e ’30, ma diversamente da Moore mantenne la propria carriera letteraria completamente distinta da quella del marito (sulla scrittura del quale esercitò, probabilmente, una benefica influenza, come testimonia il deciso e progressivo maturare dopo il loro matrimonio dello stile di Hamilton, che raggiunse i suoi migliori risultati alla fine della carriera, negli anni ‘60/70).
La sua influenza sugli autori a lei successivi non fu secondaria, e basti a testimoniarla il fatto che ella abbia avuto un ruolo di supporto nei primi passi mossi nel campo del fantastico da Ray Bradbury, con il quale ebbe anche modo di collaborare per la novella Lorelei delle nebbie di porpora (Lorelei of the red mists).
Benché dopo il 1955 si sia dedicata soprattutto a scrivere per il cinema e la tv, non ha tuttavia mai abbandonato il campo della fantascienza, continuando a scriverne praticamente fino alla sua morte. Il lavoro di sceneggiatrice le ha però forse impedito di esplorare fino in fondo le sue possibilità narrative, e il suo lavoro più convincente resta, non a caso, un romanzo del 1955: La città proibita (The long tomorrow).
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In rete
Bibliografia italiana:
http://www.fantascienza.com/catalogo/A0110.htm#558
http://www.fantascienza.com/catalogo/A0111.htm#558
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