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Octavia E. Butler (1947-2006)
A cura di Vincenzo Oliva

 

Octavia E. Butler (1947-2006)

Prematuramente scomparsa di recente, Octavia Estelle Butler è stata una delle voci più significative della fantascienza americana degli ultimi trent'anni.
Il suo esordio risale al 1971, ma è nel 1976, con la pubblicazione di Patternmaster, il primo romanzo della serie dei Patternists, che inizia a imporsi all'attenzione di pubblico e critica; da allora e fino alla fine degli anni '80 la sua produzione è quantitativamente ragguardevole, organizzata principalmente in due cicli di romanzi: quello citato dei Patternists, e quello della Xenogenesi.

Alle fondamenta della sua narrativa troviamo i temi della manipolazione e progettazione genetica; della schiavitù e dei rapporti di potere basati sulla soggezione; della sessualità e dei rapporti interindividuali e interspecie; delle relazioni e interazioni tra culture; del razzismo; della condizione femminile. Ma la forza delle sue opere non risiede nella pur indubbia rilevanza delle sue idee, bensì, come è per gli scrittori che fanno del proprio lavoro un'arte, nella capacità di Butler di creare personaggi che agiscono in base a motivazioni reali, personaggi che vivono sulla pagina perché in grado di colpire il lettore fuori della pagina: personaggi che non hanno nulla della superficialità di tanta narrativa di fantascienza; così come nella capacità dell'autrice di inserire essi e l'azione narrativa entro scenari sociali, culturali e psicologici attentamente (ri)costruiti.
All'interno dei canoni di genere, con i cinque libri dei Patternists e i tre della Xenogenesi Butler ha saputo creare storie in primo luogo avvincenti, al contempo intellettualmente affascinanti e di profonda riflessione.

A quei primi anni di attività professionale risale anche un romanzo a sé, per certi versi atipico e spesso considerato avulso dal genere: Legami di sangue (Kindred), del 1979. Cupo e per molti aspetti disperato e violento, il romanzo mette la protagonista, una donna nera del 1976, a confronto diretto con l'America schiavista del secolo precedente, e con l'eredità lunga, ben dentro la nostra epoca contemporanea, delle strutture psicologiche e culturali nate dalla schiavitù e dagli schemi di potere e soggezione da essa innescati. Scrive Maria Giulia Fabi nella postfazione alla recente ristampa italiana dell'opera per l'editore Le Lettere: (…) I lettori vengono sistematicamente iniziati a una riflessione sul rapporto tra individuo e collettività, tra passato personale e storia nazionale; sulle responsabilità, i privilegi o gli svantaggi che ereditiamo dal passato (…) In altre parole, l'espediente del viaggio temporale non serve solo a "indorare" l'amara pillola della lezione storica sulla schiavitù presentandocela in modo più romanzato e coinvolgente, bensì viene usato con sofisticata abilità dalla Butler per instaurare un nuovo modo di relazionarsi col passato. In nota è riportato il passo di un'intervista all'autrice che parlando delle ricerche storiche compiute sulle slave narratives (autobiografie di schiavi che fuggirono dagli stati schiavisti del sud e riconquistarono la libertà; furono molto popolari tra la fine del '700 e la guerra civile) per documentarsi per la stesura del libro così diceva: Non è stato divertente… Non sono letture di piacere. In realtà, una delle cose di cui mi resi conto mentre leggevo una slave narrative - penso che fosse quella in cui un uomo spiegava come era stato venduto a un dottore che lo usava per esperimenti medici - è stata che non avrei potuto nemmeno lontanamente rappresentare la schiavitù così com'era. Dovevo presentare una versione un po' ritoccata della schiavitù o nessuno sarebbe stato disposto a leggerla.

Negli anni '90 la produzione letteraria di Butler è più rarefatta, ma in nessun modo meno intensa o meno lucida: se mai il suo spettro analitico si fa più vasto e complesso. Sono gli anni delle due Parabole: La Parabola del Seminatore (Parable of the Sower) e La Parabola dei Talenti (Parable of the Talents), ambientati in un'America del futuro prossimo, un'America terminale, degradata e allo sbando. I toni sono cupi, l'atmosfera è violenta, ma le due opere sono intessute di speranza: quella speranza che è incarnata da Lauren Olamina, la protagonista, dalla sua spiritualità e volontà di vita e riscatto, che trovano base nella religione da ella fondata e attorno alla quale si raduna un nucleo di resistenti alla dissoluzione sociale circostante; una religione e una protagonista prive della minima esaltazione, e colme invece di umanità e speranza, con quel precetto a fondamento, programma durissimo ma anche portatore di frutti: "Dio è cambiamento". Scrive la stessa Butler nel breve saggio su "Passione e scrittura" in coda all'edizione italiana de La Parabola dei Talenti nella collana Solaria di Fanucci: Volevo scrivere di una donna che dà inizio a una nuova religione, e non di una criminale, di una pazza o di una psicotica. Olamina non sente le voci, non compie prodigi sovrannaturali, non ha poteri sovrumani. E' una donna posseduta da poche semplici idee guidata da una caparbia capacità di credere, di andare a fondo, di persistere.

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Altri link:

Il sito dell'autrice
In breve su Legami di sangue
La Parabola dei Talenti (un articolo di Nalo Hopkinson)

La scheda su Wikipedia
Bloodchild,uno dei suoi racconti più belli (in inglese)

Bibliografia italiana:

Dal sito www.fantascienza.com
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