Fu un esordio col “botto” quello di C.L. Moore nel 1933. Shambleau (id.), che apparve sulla rivista Weird Tales (uno dei pulp di maggiore tradizione nel fantastico e nell’horror) come poi sarà per la quasi totalità dei racconti appartenenti ai cicli di Northwest Smith e di Jirel di Joiry che ella scrisse nel corso degli anni ‘30, fu la novella che presentò l’eroe spaziale Smith e pose Moore immediatamente al centro dell’attenzione per quelle che resteranno le sue doti migliori, e che vi erano presenti in gran quantità: una scrittura stilisticamente elegante quanto abbondante e barocca, ricchissima di suggestioni fantastiche e coloriture verbali; uno spiccato romanticismo, non inteso come sentimentalismo, ma come potenza esplosiva dei sentimenti narrati e come stile letterario; il gusto per l’orrido, il fantastico, il meraviglioso tradotti in trame sempre avvincenti, comunque affascinanti.
La leggenda narra che il direttore della rivista, Farnsworth Wright, una volta letto Shambleau abbia esclamato: “… chi è C.L.Moore? Lui, lei o chiunque sia, è colossale!”
Per le notizie biografiche e gli aspetti critici del suo lavoro rimando al bell’articolo redatto da Lanfranco Fabriani; nonché a questo articolo di Paul Di Filippo che prende spunto da uno dei suoi libri di maggior rilievo: Judgement night.
Aggiungo solo qualche breve considerazione.
In primo luogo per far notare l’importanza e influenza seminali del personaggio di Jirel, signora di Joiry, prima protagonista femminile di una saga di heroic fantasy, personaggio che apriva la porta a una possibilità a lungo poco sfruttata, ma da Moore realizzata da subito, e con maestria affabulatoria; in seconda battuta per sottolineare quanto Fabriani osserva sulla difficoltà di riconoscere il lavoro di Moore da quello di Henry Kuttner dopo il loro matrimonio nel 1940: a lungo la maggior parte dei meriti per quello che scrissero sotto i numerosissimi pseudonimi e i loro stessi nomi, e che sostanzialmente fu il frutto di una collaborazione costante, venne ascritta a Kuttner, ma da diversi anni ormai l’apporto di C.L. Moore viene riconosciuto come decisivo, e (serbando però l’accortezza di non cadere nell’eccesso opposto) come decisivo per i loro risultati migliori (lo pseudonimo Lawrence O’Donnell sarebbe stato usato prevalentemente da lei), come afferma anche lo scrittore e critico Brian Stableford nell’autorevole Encyclopedia of Science Fiction (edizione 1993) curata da Peter Nicholls e John Clute:
CLM was the more prestigious writer by far when she married Kuttner, and remained the better half of their partnership, although unthinkingly sexist reportage has always lavished the greater praise on her husband.
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In rete
No woman born (in inglese), uno dei suoi migliori racconti:
Bibliografia italiana:
http://www.fantascienza.com/catalogo/A0529.htm#3746
http://www.fantascienza.com/catalogo/A0530.htm#3746
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