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Carol Emshwiller (1921)
A cura di Vincenzo Oliva

 

A.NortonIl nome di Carol Emshwiller non è certo tra i più noti del campo fantascientifico, tanto meno in Italia: della sua già non abbondante produzione (intensificatasi negli ultimi vent’anni o poco meno; a oltre ottant’anni è molto attiva e creativa), nel nostro paese non si sono visti che pochissimi racconti, e non si può che dolersene, perché sono tutti memorabili.

Carol Emshwiller (il suo cognome di nascita è Fries, ma nella carriera letteraria, iniziata nel campo nel 1955, ha usato il cognome del marito, Ed, notissimo illustratore e regista sperimentale) è sempre stata percepita dall’universo dei fan della sf come autrice non ortodossa, quasi estranea al campo, benché in realtà abbia pubblicato larga parte della sua produzione breve sulle riviste del settore: ciò a causa della grande complessità delle sue trame e dell’elevata qualità letteraria del suo stile, caratterizzato da un linguaggio accuratissimo e dal fascino di una fabulazione dai toni lirici. Unite alla sperimentalità concettuale delle opere, spesso delle parabole che affrontano riflessioni sul genere e decostruzioni dei suoi meccanismi (l’ultimo suo racconto apparso in Italia, Nonna (Grandma), nel recentissimo Lo Scudo di Marte, a cura di David G. Hartwell, Millemondi Estate 2006 di Urania è un breve, perfetto e toccante esempio), queste caratteristiche hanno reso ostica la sua accoglienza presso un vasto pubblico.

Carol Emshwiller è certamente anche una delle più acute voci del campo in grado di esplorare l’universo femminile (e femminista). L’ammirazione sempre tributatale dai suoi colleghi si è infine concretizzata in questi ultimi tempi, una volta che l’autrice ha passato gli ottant’anni, con l’attribuzione di tre premi Nebula , una performance senza precedenti. Ma già nel 1967, introducendo il racconto “Il sesso e/o il signor Morrison” (Sex and/or Mr. Morrison) scritto da Emshwiller per Dangerous Visions, l’antologia da lui curata (forse la più famosa e influente singola antologia di fantascienza), Harlan Ellison, scrittore davvero poco solito a fare sconti a chicchessia, scriveva di lei affermando:

Nessuno scrive come Carol Emshwiller. Assolutamente nessuno. E nessuno lo ha mai fatto. E’ una donna unica, ha una propria voce, elude ogni paragone, sonda zone normalmente ritenute pericolose, ed è vicinissima ad essere un’artista allo stato puro come pochi altri autori di mia conoscenza. (…) In quanto al fatto che sia un’artista pura, per quanto io conosca tanti scrittori, ho creduto soltanto a lei quando mi ha detto che scrive per il proprio piacere. I suoi racconti sono di rado commerciali. Detto francamente, si tratta di visioni soggettive.

(Ho sempre sostenuto che un autore deve per prima cosa imparare le basi del mestiere, la maniera commerciale di raccontare una storia nel modo più semplice e più diretto, prima di tentare di infrangere le regole e creare nuovi approcci. Anche in questo, Carol rappresenta un’eccezione. Dal suo primo lavoro che ho letto, è stata un’innovatrice, una sperimentatrice. O conosce le regole così bene, a livello istintivo, da poterle accettare o rifiutare in base alle necessità dei propri progetti, oppure, come sospetto, è un talento naturale, non governato dalle stesse leggi cui tutti noi dobbiamo obbedire. Il problema, credetemi, è soltanto accademico. Basta leggere ciò che scrive per scoprire che riesce a farcela ogni volta.)

Le sue visioni non sono mai del tutto concrete. Cangiano, e ondeggiano, come arcobaleni in una pozza d’acqua. E’ quasi come se i racconti di Carol svoltassero l’angolo che porta in un’altra dimensione. Solo una parte del lavoro intero è visibile. Ciò di cui forse lei sta realmente parlando è solo intravisto, ombreggiato, oscuro; forme che si chiamano dalla nebbia. Ma non è come la parte invisibile di un iceberg, o il significato nascosto di un haiku, o come altre cose che esistono già. Di nuovo, è una singolarità. In mancanza di spiegazioni migliori, mi atterrò all’idea dell’angolo che porta in un’altra dimensione. (…)

***

Note:
*
Il premio Hugo e il premio Nebula sono i due riconoscimenti a tutt’oggi più importanti e di più lungo corso del campo fantascientifico. Entrambi sono assegnati annualmente per un numero di categorie divenuto via via sempre più vasto, il primo dai partecipanti alla annuale convention mondiale organizzata dalla World Science Fiction Society; il secondo dai membri della SFWA, l’associazione degli scrittori americani di fantascienza. Le quattro categorie relative alla narrativa - romanzo, novella, novelletta e racconto breve – sono distinte in base alla lunghezza.

In rete
www.sfwa.org/members/emshwiller/ (in inglese), il sito ufficiale della scrittrice
Quanto leggeremo, in Italia, di quel che scrive l’accurato John Clute?

Bibliografia italiana:
http://www.fantascienza.com/catalogo/A0274.htm#1783


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