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Donne fantastiche: un'introduzione
A cura di Vincenzo Oliva

 

Più precisamente: donne fantascientifiche; ma non suona altrettanto bene ;-).

Fantascienza, science fiction nella lingua madre del termine; scientifiction all’atto della nascita del termine, nel 1926, ad opera di Hugo Gernsback, primo editore-direttore di una rivista (Amazing Stories) dedicata in modo specifico a tale letteratura. Naturalmente anche prima dell’”invenzione” del vocabolo esisteva chi scriveva opere riconoscibili oggi come fantascienza e - senza andare indietro ad antenati improbabili come Luciano di Samosata o addirittura Omero – volerne fissare un primo esempio nel “Frankenstein” di Mary Shelley (1818), come fa lo scrittore e critico Brian Aldiss nel suo “Un milione di anni” (Billion year spree), è probabilmente corretto. Per gli scopi di questa rapida carrellata informativa, è però preferibile concentrarsi sulla fantascienza quale il ben definito fenomeno commerciale oltre che letterario iniziato in quel 1926 sulle riviste pulp americane che ben presto vi furono dedicate.

Quando si pensa alla sf forse si pensa ancora, con il luogo comune, che sia un fatto quasi privato tra uomini, un giardino d’infanzia al maschile dove le ragazzine ammesse sono pochissime. Come quasi ogni altro luogo comune, anche questo affonda le proprie radici in una precisa realtà storica, ma allo stesso modo non è mai stato così rigido, e, soprattutto, negli ultimi decenni ha via via perduto i suoi fondamenti: la fantascienza non è più come negli anni ’20, ’30 e ’40 dello scorso secolo quella letteratura scritta da (generalmente giovani) ingegneri e fisici per aspiranti ingegneri e fisici (ancora più giovani, adolescenti) su riviste sgargianti; anche questo in realtà è un luogo fin troppo comune, ma rende l’idea. Fin dall’inizio vi furono donne che scrissero fantascienza. Poche, ma comunque vi furono, benché molto spesso si nascondessero dietro pseudonimi (come Andre Norton), nomi indicati solo con le iniziali (C.L. Moore), nomi indifferentemente usati da uomini e donne (Leigh Brackett), tutti espedienti per mascherare la propria identità a una platea di lettori che si preferiva non stuzzicare; l’uso è continuato anche in tempi più recenti (C.J. Cherryh), a volte per ragioni diverse da quelle dei tempi “eroici” delle prime riviste pulp (James Tiptree Jr.). Oggi sono molte di più, e spesso scrivono affrontando argomenti legati all’identità femminile, cosa che in precedenza accadeva più raramente.

Quel che segue è un elenco sintetico delle voci femminili di maggior rilievo nel campo, un elenco, sia chiaro, informativo, senza il minimo scopo o ambizione critica, ma appunto di mera informazione, con precedenza alle autrici più significative*, dal punto di vista letterario (ma anche commerciale), o che più abbiano influenzato la fantascienza moderna: per quanto possibile al di là del gusto personale, che non è mai possibile lasciare del tutto fuori della porta ;-). Le indicazioni biobibliografiche sono tratte principalmente dall’insostituibile “The Encyclopedia of Science Fiction” curata da Peter Nicholls e John Clute con la collaborazione di Brian Stableford (1993).

Premessa fondamentale: per le bibliografie in italiano è strumento indispensabile e insostituibile il “Catalogo generale della fantascienza, fantasy e horror in Italia” a cura di Ernesto Vegetti, Pino Cottogni, Ermes Bertoni e altri, più brevemente conosciuto, dal suo ideatore, come Catalogo Vegetti.

* Queste ultime sono elencate in ordine di esordio nel campo.

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In rete
www.fantascienza.com/catalogo/ - Catalogo Vegetti

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