Genova, 18 marzo 2005. Un titolo molto impegnativo
che, in questo venerdì di marzo, raccoglie molte persone nelle
suggestive stanze del Palazzo Ducale di Genova. Relatore di questa conferenza,
su invito dell'associazione organizzatrice Art'Intorno, è Giancarlo
Berardi, uno dei più affermati scrittori di fumetti, figlio di
Genova apprezzato in tutta Italia e non solo.
E' lui stesso a spiegare come ogni strumento per comunicare emozioni
abbia le proprie peculiarità e la propria grammatica, ma quello
che lui ritiene riassumere in sé tutte tutti gli altri è
la poesia. E per dimostrare questo legge a tutti la poesia "Lettera
a Memet", del poeta turco Nazim Hikmet, in cui invita tutti a ritrovare
il ritmo della musica o le immagini evocative di cinema e fumetto.
Una lettura forte e coinvolgente con cui l'autore crea il clima giusto
per portare avanti la discussione. Ovviamente tutto ruota intorno al
fumetto, al suo fumetto, sottolineando soprattutto i legami del suo
modo di scrivere con il cinema. Un legame forte dovuto alle migliaia
di film visti da ragazzo grazie a un parente proiezionista che lo faceva
entrare gratuitamente al cinema. E proprio dal cinema ha mutuato diverse
soluzioni tecniche, come l'eliminazione dei pensieri ("i miei personaggi
non pensano") o delle didascalia ("ho smesso di usarle nel
'74").
Qualcuno dal pubblico gli chiede se è anche questo il motivo
per cui i suoi personaggi hanno il volto di personaggi famosi. In realtà
il motivo è più concreto. Il creatore grafico di Ken Parker,
Ivo Milazzo, si era ispirato a Robert Redford di "Corvo Rosso non
avrai il mio scalpo", ma gli altri disegnatori che si erano alternati
nella testata non erano riusciti a mantenere quella caratterizzazione
grafica. Oggi, su Julia, lui preferisce fornire dei riferimenti grafici
precisi per essere sicuro che i sedici disegnatori all'opera contemporaneamente
sulla testata, tre dei quali vivono in Argentina, possano realizzare
dei personaggi subito riconoscibili da parte del lettore.
Da questo discorso nasce conseguentemente quello su come sia il suo
rapporto con i disegnatori, se è molto rigido o se accetta che
loro prendano iniziative personali nella costruzione della tavola. Per
rispondere Berardi si affida a De Filippo "a teatro deve comandare
uno solo". Lui non fa teatro, ma anche nel fumetto le decisioni
finali spettano solo a una persona, in questo caso a lui. E nell'affrontare
questo ruolo lui sì, è molto severo nel chiedere il rispetto
delle scelte da lui fatte in fase di sceneggiatura sia per quanto riguarda
le inquadrature che per le espressioni dei vari personaggi. Tanto severo
da spingere alcuni a cessare la collaborazione lavorativa con lui ("nessuno
è obbligato a lavorare per Berardi"). Ma ricorda anche l'ottimo
rapporto con alcuni disegnatori come Giorgio Trevisan, con cui ha collaborato
a lungo, o Alberto Breccia con il quale poteva vantare una lunga e profonda
amicizia, dovuta anche alle origini liguri dell'artista argentino.
E a chi gli chiede come giudichi le sue sceneggiature realizzate da
Guido Nolitta, con schizzi invece che con descrizione della scena, risponde
che è una tecnica che ha utilizzato pure lui in passato proprio
con Trevisan, oppure con Milazzo per la realizzazione delle storie mute
di Ken Parker raccolte nel volume "Il respiro e il sogno"
che per questa loro caratteristica erano troppo complicate da descrivere
solo con una descrizione.
Anche la conclusione della conferenza è riservata al disegno.
E a una giovane ragazza che chiede consigli su come poter diventare
una disegnatrice professionista, Berardi consiglia di guardare e studiare
tutto quello che è stato fatto nel fumetto fino a questo momento,
anche quello che può piacere meno, di applicarsi molto e di avere
molta pazienza e fiducia "perché per quelli veramente bravi
le occasioni arrivano!"

Un momento della Conferenza
inizio