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IL FUMETTO TRA CINEMA, MUSICA E LETTERATURA
A cura di Federico Castagnola

 

Genova, 18 marzo 2005. Un titolo molto impegnativo che, in questo venerdì di marzo, raccoglie molte persone nelle suggestive stanze del Palazzo Ducale di Genova. Relatore di questa conferenza, su invito dell'associazione organizzatrice Art'Intorno, è Giancarlo Berardi, uno dei più affermati scrittori di fumetti, figlio di Genova apprezzato in tutta Italia e non solo.
E' lui stesso a spiegare come ogni strumento per comunicare emozioni abbia le proprie peculiarità e la propria grammatica, ma quello che lui ritiene riassumere in sé tutte tutti gli altri è la poesia. E per dimostrare questo legge a tutti la poesia "Lettera a Memet", del poeta turco Nazim Hikmet, in cui invita tutti a ritrovare il ritmo della musica o le immagini evocative di cinema e fumetto.
Una lettura forte e coinvolgente con cui l'autore crea il clima giusto per portare avanti la discussione. Ovviamente tutto ruota intorno al fumetto, al suo fumetto, sottolineando soprattutto i legami del suo modo di scrivere con il cinema. Un legame forte dovuto alle migliaia di film visti da ragazzo grazie a un parente proiezionista che lo faceva entrare gratuitamente al cinema. E proprio dal cinema ha mutuato diverse soluzioni tecniche, come l'eliminazione dei pensieri ("i miei personaggi non pensano") o delle didascalia ("ho smesso di usarle nel '74").
Qualcuno dal pubblico gli chiede se è anche questo il motivo per cui i suoi personaggi hanno il volto di personaggi famosi. In realtà il motivo è più concreto. Il creatore grafico di Ken Parker, Ivo Milazzo, si era ispirato a Robert Redford di "Corvo Rosso non avrai il mio scalpo", ma gli altri disegnatori che si erano alternati nella testata non erano riusciti a mantenere quella caratterizzazione grafica. Oggi, su Julia, lui preferisce fornire dei riferimenti grafici precisi per essere sicuro che i sedici disegnatori all'opera contemporaneamente sulla testata, tre dei quali vivono in Argentina, possano realizzare dei personaggi subito riconoscibili da parte del lettore.
Da questo discorso nasce conseguentemente quello su come sia il suo rapporto con i disegnatori, se è molto rigido o se accetta che loro prendano iniziative personali nella costruzione della tavola. Per rispondere Berardi si affida a De Filippo "a teatro deve comandare uno solo". Lui non fa teatro, ma anche nel fumetto le decisioni finali spettano solo a una persona, in questo caso a lui. E nell'affrontare questo ruolo lui sì, è molto severo nel chiedere il rispetto delle scelte da lui fatte in fase di sceneggiatura sia per quanto riguarda le inquadrature che per le espressioni dei vari personaggi. Tanto severo da spingere alcuni a cessare la collaborazione lavorativa con lui ("nessuno è obbligato a lavorare per Berardi"). Ma ricorda anche l'ottimo rapporto con alcuni disegnatori come Giorgio Trevisan, con cui ha collaborato a lungo, o Alberto Breccia con il quale poteva vantare una lunga e profonda amicizia, dovuta anche alle origini liguri dell'artista argentino.
E a chi gli chiede come giudichi le sue sceneggiature realizzate da Guido Nolitta, con schizzi invece che con descrizione della scena, risponde che è una tecnica che ha utilizzato pure lui in passato proprio con Trevisan, oppure con Milazzo per la realizzazione delle storie mute di Ken Parker raccolte nel volume "Il respiro e il sogno" che per questa loro caratteristica erano troppo complicate da descrivere solo con una descrizione.
Anche la conclusione della conferenza è riservata al disegno. E a una giovane ragazza che chiede consigli su come poter diventare una disegnatrice professionista, Berardi consiglia di guardare e studiare tutto quello che è stato fatto nel fumetto fino a questo momento, anche quello che può piacere meno, di applicarsi molto e di avere molta pazienza e fiducia "perché per quelli veramente bravi le occasioni arrivano!"


Un momento della Conferenza

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