Erano almeno due anni che non partecipavo alla mostra-mercato
di Bologna e, devo ammetterlo, sono rimasto piacevolmente sorpreso dal
numero degli standisti presenti: se solo avessi avuto più tempo,
sarei sicuramente riuscito ad acquistare tutto quanto mi ero proposto.
Quanti hanno potuto partecipare domenica pomeriggio, mi hanno però
riferito che già verso le 15 il numero degli espositori era drasticamente
diminuito (la mostra chiudeva ufficialmente alle 19), ciò probabilmente
a causa del fatto che non sono stati pochi quelli che hanno preferito
smontare i banconi anticipatamente e prepararsi al viaggio di ritorno.
A parte la spiacevole circostanza che ci ha impedito di parlare con
Sergio Tisselli (davvero un peccato che gli organizzatori si siano lasciati
sfuggire questa occasione), la conferenza con Giovanni Romanini e Lucio
Filippucci è stata davvero piacevole ed interessante. Poiché
nelle locandine pubblicitarie non veniva specificato nulla, è
stato solo grazie a Pietro Bombonati che sono stato informato di questa
conferenza (e questa è senz'altro un'altra mancanza degli organizzatori
da segnalare).
Anche se il tema del dibattito doveva riguardare lo "scherzo"
nel fumetto, ben presto si è passati immancabilmente a discutere
del male oscuro del fumetto, ovvero del suo lento (ma non direi "lentissimo"!)
declino.
Dopo le consuete considerazioni sul fatto che è sempre più
difficile avvicinare le nuove generazioni al mondo delle nuvole parlanti,
sia Romanini che Filippucci hanno provato a suggerire delle soluzioni
che probabilmente suoneranno vecchie ai più incalliti frequentatori
di mostre del fumetto, ma che io personalmente ho trovato davvero singolari
e innovative.
In sostanza, benché in più occasioni Romanini abbia travalicato
il grottesco minando con la sua ironia la "seriosità"
del dibattito, il sessantenne disegnatore bolognese ha suggerito al
pubblico del fumetto di mobilitarsi e di compiere atti clamorosi per
attirare l'attenzione degli altri media, primo tra tutti la televisione:
un piccolo e circoscritto suicidio di gruppo da parte di una decina
di appassionati del fumetto potrebbe risollevarne le sorti. Amenità
a parte, secondo Romanini l'unico modo sicuro per riconquistare pubblico
è quello di accedere al mezzo televisivo tramite programmi seguiti
dai giovani, come Le Iene, con servizi brevi e frizzanti sul mondo del
fumetto e sui suoi autori. Dopo queste ed altre proposte, una ragazza
del pubblico ha suggerito ai due conferenzieri di rendersi disponibili
in Piazza Maggiore per fare un disegno autografo a tutti quanti vorranno
partecipare ad una sorta di manifestazione per il fumetto: sicuramente,
con la giusta pubblicità, l'evento potrebbe avere un certo riscontro
mediatico.
Lucio Filippucci, ricordando i suoi trascorsi da "movimentista",
ha suggerito alle varie associazioni del fumetto di confederarsi in
una sorta di Associazione Nazionale del Fumetto in modo da creare un
soggetto unico e di maggiore peso in grado di sostenere e promuovere
meglio questo mezzo di comunicazione. Un'iniziativa del genere dovrebbe
partire da una sorta di tam-tam sui siti e sulle varie fanzine presenti
in rete per poi dilagare nella società civile coinvolgendo le
migliaia di fruitori silenziosi che non sono organizzati in associazioni.
Non si è mancato di rilevare come sia difficile superare i particolarismi
delle centinaia di associazioni specialistiche già presenti (da
quelle dedicate a Diabolik a quelle ispirate ai vari personaggi dei
manga): anche se il fumetto appare come un cadavere in putrefazione
il cui tanfo si avverte a distanza di chilometri, ciascuno sembra voler
continuare a coltivare il proprio orticello spoglio.
Al termine della conferenza-dibattito i due disegnatori hanno accolto
le richieste degli appassionati disegnando per ciascuno dei bellissimi
schizzi, uno di questi farà presto mostra di sé nel mio
studiolo (si tratta di un Martin Mystère e consorte di Giovanni
Romanini).
Giovanni Romanini
Lucio Filippucci e Giovanni Romanini
inizio